di Francesca Giannelli
La città di Brindisi si è resa protagonista di un convegno il 31 marzo in piazzetta Antonino Di Summa presso il Polo universitario della Asl BR “Periferie della cura : dal Mediterraneo al porto sicuro” moderatori Barbara Musciagli e Raffaele Quarta medico anche della Croce Rossa.
Il prefetto G.Aprea e il Direttore Generale Asl Brindisi Maurizio De Nuccio hanno aperto il convegno sottolineando la necessità di creare reti in grado di individuare i bisogni precocemente in equilibrio tra sistemi sanitari e sociali. Tanti cittadini africani e rappresentanti, D.Kone presidente APS Comunità Africana Brindisi e provincia, i mediatori culturali Hamado Tiemtore APS Jamafrica, Karim Kone e Mamadou Toure.
Tanti i problemi da affrontare: molti immigrati africani e stranieri dopo il ricovero in ospedale, e soprattutto nei reparti psichiatrici, non hanno famiglia a casa ad aspettarli sono soli e questo vuoto sociale va colmato, così come va risolto il problema della dequalificazione professionale e precarietà lavorativa dei migranti che porterebbe a status di povertà come ha ribadito Massimiliano Fiorentino presidente del consiglio dell’Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Puglia.Obiettivo fondamentale creare dialogo, creare una lingua comune, senza distonie cognitive e culturali, essendo la mediazione culturale una funzione trasversale, come ha sostenuto Antonio Ciniero sociologo e docente dell’ Università del Salento.
Rendere comprensibile ciò che a volte diventa difficile e doloroso, come accettare una diagnosi ed una cura dai sanitari.
Così come Franco Basaglia riuscì ad abolire i manicomi che contenevano “povertà ed emarginazione“. Ciniero ha ricordato come noi stessi italiani in Svizzera risultavamo oggetto di studio da parte degli psichiatri svizzeri in quanto “portatori di credenze e culti e idee“ che facevano parte di una cultura popolare lontana da vere patologie; ma piuttosto risultato di processi di adattamento e resilienza da emigranti.
La comunicazione ed il principio della correttezza terminologica con Giacomo Dachille: si basano in sanità su principi etici analoghi a quelli obbligatori per i giornalisti. È necessario cambiare la narrazione dei fatti per il rischio di associare automaticamente immigrazione e malattia. Un linguaggio improprio può rafforzare pregiudizi. Vitandrea Marrano della Sezione Sicurezza Politiche Migratorie Regione Puglia ha ricordato che “si è stanchi di narrazioni stucchevoli e si cerca il lavoro di rete tra istituzioni”. Recentissimo il protocollo di rinnovo in tutte e sei le province della Regione Puglia sulla base dell’ obiettivo Salute “One Health” secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità OMS con i tanti nuovi progetti FAMI. Egli ha menzionato Rampini che ha sempre visto in merito al continente africano l’attenzione dell’ Unione Europea come cooperazione in forma “umanitaria“ di assistenza , mentre ad esempio potenze più grandi e ricche come la Cina da tempo in Africa stanno investendo in maniera imprenditoriale. Minniti e Colleghi del reparto di Malattie Infettive del Perrino hanno ribadito il concetto che servono “ponti “ , non muri. Tante le malattie infettive di cui soffrono le persone immigrate e sappiamo che la “memoria immunologica” si può riattivare come quella per la tubercolosi. Le patologie infettive come quelle psichiatriche sono purtroppo quelle che isolano e dunque si devono monitorare sempre, non solo all’ingresso , ma durante tutto l’arco della vita. Tiziana Dario psichiatra ha sottolineato che per i soggetti vulnerabili e fragili “portatori di esigenze” vi sono in cantiere 41 progetti su un totale di 840 progetti SAI, troppo pochi ancora.
Occorre riflettere sulla patologizzazione di certe culture e credenze , come avvenne per le nostre “tarantate del Salento”, sofferenze delle donne, sommerse e silenziose come ha ricordato Simone Rizzo docente di scienze infermieristiche. Mamadou Toure, giovane studente africano, iscritto all’università Roma Tre alla facoltà di Scienze Politiche mediatore interculturale è arrivato in Italia accolto dopo uno sbarco come minore non accompagnato. Egli sostiene “tradurre è tradire“ se non ci sono contenuti culturali. Non si dicono semplici parole. Si ha sete di aspettative da ambedue le parti che cercano di comunicare. E se l’epilessia ad esempio viene vissuta in alcune tribù come una manifestazione para- fisiologica come un dono degli dei, come una percezione speciale, alias allucinazioni annesse, allora bisogna aiutare specialista e paziente a parlare la stessa lingua. L’ intervento deve essere “per te” e “con te” : concetto basilare della necessità di interventi di cura “one health”, non colonizzatori. La dirigente scolastica Anna Luisa Saladino delle scuole serali di Brindisi e provincia , intervenuta in sala nella discussione ha affermato che “aumentano nelle nostre classi da Paesi esteri adulti immigrati e minori non accompagnati ed abbiamo bisogno di essere noi culturalmente preparati , di poter garantire percorsi dignitosi di accoglienza e mediazione.” .
