Il Consiglio regionale ha approvato oggi il DDL sul sistema integrato di educazione e istruzione.
«Il diritto all’educazione di un bambino dipende ancora troppo spesso dal codice postale in cui nasce. Se nasce a Bologna o a Trento, ha buone probabilità di trovare un posto al nido pubblico. Se nasce in alcune aree del Sud o dell’entroterra, quella probabilità si dimezza, si fa remota, a volte sparisce del tutto. Oggi, in questo Consiglio Regionale, abbiamo scritto una pagina di futuro per la nostra Puglia. Stiamo parlando di visioni, di valori, di cosa vogliamo essere e di quale società vogliamo costruire», ribadisce il valore politico del provvedimento la presidente della V Commissione,
«Con questo disegno di legge sul sistema integrato zero-sei anni, abbiamo sostenuto una cosa rivoluzionaria: l’educazione e la cura delle nostre bambine e dei nostri bambini non rappresentano un costo, non sono un servizio a domanda individuale, ma sono un diritto universale e la più grande infrastruttura sociale di questa regione. La lotta alla disuguaglianza non comincia da grandi. Comincia nei primi mille giorni di vita. Comincia da dove un bambino nasce, da qual è il reddito della sua famiglia, dal quartiere o dal paese in cui cresce», ha proseguito.
«Ed è qui che la Puglia della solidarietà e della giustizia sociale deve fare la differenza – ha aggiunto – Con questa legge, noi mettiamo un punto fermo: la progressiva gratuità di accesso al sistema educativo, dando priorità assoluta alle famiglie in condizioni di fragilità economica e sociale. Nessun bambino in Puglia deve essere lasciato indietro perché i genitori non possono permettersi la retta del nido. L’apprendimento, la cura, il gioco e le relazioni non possono essere un privilegio per pochi, ma devono essere un’opportunità identica per tutti, senza alcuna distinzione».
«L’empatia di questa legge si misura anche sulla qualità delle risposte che diamo alle fragilità più acute. E voglio dirlo con forza: questa legge è anche un grande atto di alleanza con le famiglie pugliesi, sostenendole nella loro primaria funzione educativa, e offrendo un prolungamento degli orari e un’integrazione con i servizi sportivi, culturali e ricreativi che significa una cosa concreta: permettere alle mamme e ai papà, e in particolare alle donne di questa regione, di non dover mai più scegliere tra la genitorialità e il lavoro», ha concluso.
