C’è una luce in fondo al tunnel? Il tunnel di certo c’è e più che una luce in fondo per il momento ci sono dei flash, dei bagliori che danno la possibilità di vedere qualcosa. E dei bagliori si sono visti nel corso della partita tra il Lecce e il Monza. Il bagliore più evidente, ovviamente, sono i tre punti messi in deposito dopo un bel po’ di sofferenza. Un dolore aggravato da chi meno te lo aspetti. Già… Quoque tu…Falcone! Ma questo ci può stare. Può succedere anche ai migliori un blackout momentaneo.
Ma come John Belushi e Dan Aykroyd, i mitici (o come si dice oggi: iconici) Blues Brothers anche i tifosi leccesi hanno visto la luce. Solo qualche raggio, comunque. Perché la partita non è stata proprio bella, bella. Siamo ancora nel tunnel, e non quello del divertimento.
Il primo tempo è stato più luminoso, o comunque meno buio del solito. Dopo soli tre minuti i padroni di casa vanno segno e perfino su calcio piazzato. Prima scintilla di luce. Poche volte il Lecce nello scorso campionato è riuscito a fare goal su palla da fermo. Nella partita con il Monza lo ha fatto per ben due volte e mezza (due calci d’angolo e un fallo laterale).
Da qui l’altra scintilla rappresentata da Coulibaly che ha mandato la palla in porta per ben due volte (prima e terza rete). Per completezza dell’informazione pochi secondi prima della seconda rete ha sbagliato l’impossibile. Ma l’immediata rete, appena un minuto dopo il goal del Monza con Mangas, ha lo ha salvato dal linciaggio da parte dei tifosi leccesi. Tra i due goal del centrocampista del Mali è stato l’altro flash luminoso del solito Tiago Gabriel (Che le divinità della Pelota nostrana ce lo conservino a lungo, o comunque oltre gennaio!).
Altro flash: Ilic! Sta prendendo possesso del suo ponte di comando. E poi dai quei piedi sono partiti quei palloni che avevano come destinazione la testa dei realizzatori salentini.
Il secondo tempo è stato un po’ più rinunciatario. La palla quasi sempre tra i piedi della squadra lombarda, anche se occasioni vere e proprie non ne ha costruite molte, a differenza del primo tempo. La squadra di Di Francesco è sembrata un po’ rinunciataria, chiusa in difesa con due linee Maginot abbastanza ferme nella propria metà campo. In avanti il solito Stulic, prima, e il Baby-Esteban, negli ultimi quindici minuti, sono entrati in modalità “particella di sodio”, ossia soli e abbandonati nell’immenso vuoto che c’è. Facevano compassione. Tanta buona volontà, ma poco spazio, anche perché francobollati da Lucchesi con abbondante colla vinilica.
A questo proposito una domanda più generale. Dove sta andando il “Giuoco del Calcio”? Il VAR è scomparso, come è sparito anche il fischietto dell’arbitro. È pur vero che prima si esagerava nelle simulazioni e nelle perdite di tempo. Bastava sentire il fiato sul collo del difensore per mandare l’attaccante in coma irreversibile fino all’intervento taumaturgico dell’arbitro che risolveva tutto con il solo fischio del rigore. Ma ora ci si chiede: Stiamo tornato alle origini? Che sia una rivisitazione dell’antico Calcio Storico Fiorentino? Ma anche quello aveva e ha delle regole certe.
