Non certo una partita facile per il Lecce. Il Frosinone visto nelle prime dieci giornate è una squadra ben disposta in campo dove tutti i giocatori sembrano coprire tutte le posizioni contemporaneamente, escono alle spalle dei compagni per accompagnarli all’attacco con pochi passaggi in modalità andante con brio. Giustamente abita lo stesso pianerottolo delle grandi nella classifica. La squadra di Di Francesco abita qualche rampa di scale più giù suonando una musica con un andamento lento e moderato.
Il primo tempo vede la banda leccese con qualche suonatore nuovo come il giovincel-Esteban e con il redivivo Gandelman, ma l’armonia è incerta e con qualche stonatura particolarmente nella partitura finale. Più volte il giovane spagnolo ha il pallone nei piedi ma non lo “suona” in modo efficace, qualche volta arriva al tiro, ma molto lento. Bisogna avere pazienza: è giovane e deve avere pazienza.
Il Frosinone trova due goal grazie ad un lavoro costante. Il primo più bello grazie ad un tiro di Cichella che gira all’angolino dopo un traversone al centro di un incontenibile Ghedjemis. La seconda rete arriva su un rigore fischiato dall’arbitro Abisso per un fallo su Kvernadze e realizzato da Calò, subito dopo non averne fischiato uno più netto per il Lecce. Questo non significa che i giallorossi siano stati a guardare in diverse occasioni hanno cercato di suonare la carica, in modo particolare con Monteiro che un tiro alla Del Piero ha dato la possibilità a Palmisani, portiere frusinate, a guadagnarsi la pagnotta. Ma anche il portiere del Lecce ha avuto la possibilità di aprirsi una panetteria, per quante pagnotte ha messo in dispensa.
Nel secondo tempo la musica si trasforma in una marcia trionfale per gli uomini di Alvini e una funebre per quelli di Di Francesco, Dopo i soliti primi minuti dove il Lecce sembra voler cercare una reazione, grazie anche al cambio di qualche componente dell’orchestra, poi tutto il resto della seconda frazione di gioco si vedono gli assoli dei calciatori del Frosinone. E così arrivano i goal del solito capocannoniere Raimondo e la doppietta di Bîrligea, separata dallo scatto di orgoglio di Monteiro che riesce nel suo pezzo forte. Una delle poche note positive leccesi accanto a quelle di Falcone che ha evitato che tutto si trasformasse in una Messa da Requiem di Giuseppe Verdi.
Intanto il Frosinone conferma di non essere una semplice sorpresa del campionato, suonando i suoi acuti, grazie ai due maestri d’orchestra Calò e Raimondo. Il Lecce invece continua ad andare alla ricerca di una armonia che stenta ad arrivare a causa di diverse note stonate.
