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lunedì, Luglio 15, 2024

Signoraggio: la soluzione al debito pubblico

Da Leggere

Flavio Carlino
Flavio Carlinohttp://ilgiornaledelsalento.it
Avvocato e Dottore Commercialista Pubblicista

Senza lasciarsi andare ad inutili e ridondanti definizioni, il signoraggio è la differenza, lucrata dalle banche emittenti, tra il valore nominale della moneta ed il suo valore intrinseco.

Se si considera che solo il 3% della moneta mondiale è cartacea, mentre il 97% è virtuale, quindi non viene stampata, ed è senza copertura aurea, perciò non convertibile in oro, il guadagno dei banchieri che la vendono è pari al 100% del valore nominale.

Il signoraggio non ha alcuna evidenza a livello contabile perché per le banche emittenti il valore monetario creato dal nulla ha come contropartita, per convenzione, titoli di debito compresi nel passivo dello stato patrimoniale, senza che tutto ciò sia mai stato contemplato nella consuetudine ragionieristico-contabile. Ma andiamo oltre.

Dove finisce il denaro che i banchieri guadagnano (illecitamente?) dalla proprietà della moneta?

Paradisi fiscali a parte, lo strumento più utilizzato dalle banche è il cosiddetto “clearing” e, a dispetto del nome, quanto viene messo in opera con tale strumento è tutt’altro che chiaro: è una compensazione finanziaria di titoli effettuata dalle banche, dove ciascuna paga qualcosa a ciascun’altra, senza che una sola moneta si sposti. In particolare, le banche si servono di potenti società finanziarie incaricate di movimentare titoli e denaro in tutto il mondo, paradisi fiscali compresi, e che hanno sede in enclave finanziarie dove tutto è lecito, come il Lussemburgo, ma anche le Bermuda, le Isole Cayman, ecc..

In buona sostanza, queste società sono una specie di “deposito delle banche” dove vengono gestite le transazioni di titoli nella segretezza più assoluta e spesso in maniera tutt’altro che tersa. Molte banche centrali, attraverso il clearing utilizzato da questi organismi, aprono conti neri su cui riciclano i loro proventi (probabilmente anche illeciti) investendoli nelle borse mondiali con intenti speculativi.

A queste società spettano i diritti di conservazione e passaggio sulle singole transazioni.
                                                                                                                                                              La regola è, dunque, che gli enormi introiti delle “banche di emissione” derivanti dal signoraggio, non finiscono mai nel ciclo produttivo attraverso prestiti alle imprese  o alle famiglie che devono acquistare una casa, ma vengono utilizzati dal circuito bancario e finanziario internazionale a scopi esclusivamente speculativi, dai quali i banchieri traggono elevatissimi profitti, lasciando ai “comuni mortali” solo gli spiccioli ad un costo molto elevato.
                                                                                                                                                               Ora, è chiaro perché il 95% delle transazioni mondiali è prerogativa del settore finanziario?

Poi, se riflettiamo solo un attimo sull’influenza che il “potere economico del sistema delle banche di emissione” esercita sugli Stati, associato alle regole statutarie che consentono la segretezza assoluta di qualunque operazione che le riguardi, il gioco è fatto.  

Tanto per intenderci! Solo per l’Italia si calcola che ogni anno attraverso il signoraggio si sottraggono al Paese, ed alle imprese in particolare, più di 700 miliardi di euro.

In tal modo, col passare degli anni, il “capitalismo buono” ha, sempre di più, subito la deriva liberista e antidemocratica che ha creato intollerabili diseguaglianze economiche tra le imprese bancarie (sempre più forti) e quelle industriali, artigianali e di servizi (sempre più deboli).

Queste ultime, a forza di patire, hanno sviluppato un’incontrollata sfiducia nelle istituzioni con effetti devastanti per l’economia nazionale, quali la fuga all’estero, in particolare nei paradisi fiscali, ed il conseguente aumento della disoccupazione e dell’impoverimento sociale.

E mentre l’economia nazionale, lentamente ed inesorabilmente, si spegne, ci chiediamo (ancora) come si potrebbe risolvere il problema dell’indebitamento pubblico.

Facile! Basta fermare questo sfacelo per tre o quattro anni. Il debito pubblico verrebbe azzerato. Ma, forse, qualcuno non vuole? È il nuovo “divide et impera”, una diversa forma di totalitarismo: il dominio della deriva liberista la cui supremazia è esercitata dalle banche.

Ma noi non possiamo essere d’accordo! Allora … viva la libertà!

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