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Auguri a tutte le mamme, donne di coraggio sull’esempio di Maria

Da Leggere

10 maggio 2020, festa della mamma. Vissuta quest’anno con toni e modi diversi, senza grandi festeggiamenti, ma con la possibilità di regalarle almeno un fiore o il suo dolce preferito. Tuttavia il significato di questa ricorrenza non cambia, non muta nel tempo.

Quante pagine sono state scritte sulla mamma, poesie, racconti, filastrocche per fissare con la penna i sentimenti profondi per la donna che ci ha donato la vita; quante canzoni intonate o ‘stonate’ per cantare sempre e comunque l’amore universale  per lei; quante tele hanno fissato con le sfumature dei colori i tratti di donne uniche nella vita di ogni uomo.

Esempi tanti, tantissimi: da Gianni Rodari a Giuseppe Ungaretti, da Victor Hugo a Rainer Maria Rilke solo per ricordare alcuni autori di componimenti poetici.  Dalla canzone Mamma di Claudio Villa che ritorna continuamente nella nostra memoria come un ritornello, a Viva la mamma di Edoardo Bennato a Portami a ballare di Luca Barbarossa, altri esempi musicali.  E tanti ancora i capolavori dedicati alla maternità dalle tele di Klimt a quelle di Picasso o Van Gogh. La difficoltà per la quantità espressiva di elencare l’universalità di un sentimento è grande e, di conseguenza, gli esempi risultano sempre limitati, riduttivi anche se  esemplificativi dell’importanza della figura materna.

Eppure nella carrellata dei tanti ritratti  e dei tanti profumi di mamma, un volto emerge  in tutta la sua celestiale bellezza, nella sua magnificenza di Madre nostra, che accoglie, che unisce, che intercede per noi.

Madri amorevoli, madri tenere, madri autorevoli, madri complici, ma soprattutto madri coraggiose che mettono in gioco la propria vita per donarla in una gratuità d’amore inimitabile, inspiegabile, ineffabile. E come anticipato, l’esempio più illuminante che accompagna noi  donne credenti  è Maria, la Madre di Gesù.

Un bellissima pagina di don Tonino Bello, del 29 novembre 1992 sintetizza il coraggio di un madre, simbolo del coraggio di tante madri che affrontano sfide per amore, senza mai arrendersi, fidandosi e affidandosi a Dio. Una sola volta – scrive don Tonino –  si è arresa: quando ha pronunciato il fiat” e “da quel momento, Maria ha affrontato la vita con una incredibile forza d’animo, ed è divenuta il simbolo delle “madri-coraggio” di tutti i tempi. È chiaro: ha avuto a che fare anche lei con la paura. Paura di non essere capita. Paura per la cattiveria degli uomini. Paura di non farcela. Paura per la salute di Giuseppe. Paura per la sorte di Gesù. Paura di rimanere da sola. Quante paure!”

Quella paura che accompagna perennemente le madri di tutti i tempi, che fa sussultare il cuore: ma Maria è “Madonna della paura, dunque. Ma non della rassegnazione. Perché lei non si è mai lasciata cadere le braccia nel segno del cedimento, né le ha mai alzate nel gesto della resa. Una volta sola si è arresa: quando ha pronunciato il “fiat” e si è consegnata prigioniera al suo Signore.

E questa donna coraggiosa che non ha subito la sua esistenza ma, sottolinea don Tonino ‘ha affrontato gli ostacoli a viso aperto, ha reagito di fronte alle difficoltà personali, ribellandosi alle ingiustizie sociali del suo tempo’ diventa conforto del “pianto nascosto di tante donne che, nell’intimità della casa vengono ancora oppresse dalla prepotenza del maschio” come tante cronache contemporanee raccontano ancora, purtroppo.
 

E nelle ansie del mestiere più difficile del mondo, che non si apprende da manuali o corsi di specializzazione, ma si sperimenta, si vive giorno dopo giorno, tra cadute e rialzate “quando la stanchezza, lo sconforto, la disperazione sembra prendere il sopravvento e  “ci sfiora la tentazione di farla finita perché non ce la facciamo più, mettiti accanto a noi. Siediti sui nostri sconsolati marciapiedi. Ripetici parole di speranze”.

Sull’esempio e tra le braccia protettive di Maria, auguri a tutte le mamme del mondo, donne di coraggio.

Fonte: Antonio Bello, Maria donna dei nostri giorni, Edizioni Paoline, Milano, 1993.

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