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sabato, Aprile 20, 2024

Percezioni dal Salento: le Pajare

Da Leggere

Chiara Onorini
Chiara Onorini
Pedagogista

Ammirare le Pajare è quasi scontato per noi che siamo del luogo, ma chiudete per un attimo gli occhi e immaginate di essere dei turisti o delle persone che non abbiano mai sentito parlare di queste costruzioni, immaginate di vederle per la prima volta, non rimarreste forse stupiti dalla loro semplicità e perfezione?

L’uomo nel corso del tempo ha sempre cercato di trarre, dal territorio in cui si trovava, il meglio, ecco perché le pajare salentine sono un esempio di “architettura” locale e soprattutto rurale; sono costruite con pietre e altri materiali che venivano trovati nelle campagne stesse. Immaginiamo ancora di trovarci in un altro tempo, di essere nei campi; da lontano rumoreggia il cielo, le nuvole si addensano, è in arrivo un temporale estivo. Non possediamo la macchina per spostarci velocemente o metterci al riparo, abbiamo però la nostra pajara, rifugio sicuro non solo dalle piogge improvvise, ma anche dall’afa estiva e non meno importante, rimessa per gli attrezzi da lavoro, durante la lunga raccolta delle olive. Ecco che le Pajare diventano indispensabili per i contadini che lavoravano nei campi, rappresentano, ancora oggi, non solo la fatica ma anche, e soprattutto, la loro dedizione al lavoro.

Nel Salento se ne possono ancora ammirare tantissime, alcune hanno le scale, altre hanno addirittura due stanze, altre purtroppo sono andate perdute. Alcune si trovano in bella vista sulle alture, altre si trovano nascoste nei boschi o nei posti più impensabili, ma tutte generano, guardandole, il medesimo stupore e meraviglia.

Fin da piccola le ho sempre date per scontate, facevano parte del territorio, perciò non mi sono mai domandata alcunché. Fino a qualche anno fa. Da quando ho preso la patente, mi piace, mentre guido, fissare il paesaggio intorno a me. Gli alberi, le pietre, i loro colori cangianti a seconda del cielo; e poi un giorno fermandomi l’ho vista: una Pajara che ha per cappello la chioma di un fico. Parte della pajara è purtroppo crollata, ma  questo non fa altro che esaltare la sua bellezza, la sua unicità.

Le pajare erano il cuore pulsante della vita dei campi e adesso al centro della pajara c’è un fico, diventato quest’ultimo, il cuore pulsante della pajara. Mi piace pensare a questo legame indissolubile che c’è tra la terra e l’uomo. L’uomo prende in prestito lo spazio dalla natura e poi la natura in un modo o nell’altro se lo riprende, adattandosi a ciò che l’uomo ha lasciato, dando vita a forme d’arte non riproducibili nemmeno dall’ingegno umano. Questo ci insegna che la bellezza è ovunque, perché anche la più piccola delle pietre ha il suo scopo su questa terra e come tale niente di tutto ciò che ci circonda va sprecato.

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