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lunedì, Giugno 24, 2024

Percezioni dal Salento: il fico d’India

Da Leggere

Chiara Onorini
Chiara Onorini
Pedagogista

Radici forti e profonde polpa succosa e morbida, involucro pieno di corolle spinose che proteggono il cuore di questo frutto così amato: il fico d’ India.

Nel nostro Salento, i fichi d’India sono un prodotto tipico, li troviamo in ogni campagna e tutti amano i suoi frutti, dolci e succosi. Girando per le stradine di campagna, li troviamo accanto ai muretti a secco, da dove sporgono le sue pale verdi e tondeggianti. In primavera i suoi fiori gialli, abbagliano la vista di chi posa il suo sguardo, mentre nel periodo estivo, che culmina con la raccolta di agosto, possiamo vedere i suoi frutti diventare, da verdi, sempre più rossi; come se il calore del sole arrossasse dolcemente il loro involucro, rendendoli maturi e pronti per essere colti. Tuttavia il loro nome esotico ci rimanda alla loro vera origine e alla diffusione del frutto nelle aree mediterranee.

L’origine della loro diffusione, nella nostra terra risale a quando, nel 1492, Cristoforo Colombo colonizzò l’America Centrale. Essendo fermamente convinto di essere giunto in India, attribuì questo nome al frutto da lui “scoperto”. Durante la colonizzazione, i marinai iniziarono a portare le piante di fico d’India dal Messico, verso tutta l’area mediterranea. La sua robustezza e la sua grande capacità di resistere alle intemperie e all’aridità hanno fatto sì, non solo che il frutto superasse il viaggio di sola andata per il “vecchio mondo”, ma che s’insediasse anche molto bene e molto velocemente in questo nuovo clima.  

Quando penso a questo frutto, torno immediatamente piccolina, mi viene in mente la strada di ritorno per il mare, le cicale che friniscono, e la vecchia panda rombante del nonno, tutti i finestrini abbassati, per far entrare il vento di mezzogiorno, che invece di rinfrescarci, ci scalda ancora di più. Io sono seduta dietro e accanto a me c’è una cassetta di legno per la frutta, dentro ci sono i fichi d’India; li abbiamo appena raccolti, tornando verso casa, da uno di quei bellissimi muretti a secco troppo alti per me. Ricordo la paura di pungermi con le sue spine, le rassicurazioni della nonna e l’attesa di mangiarli finalmente alla fine del pranzo.

Alcuni sapori nella vita di ognuno di noi sono veri scrigni di ricordi, ancora oggi, quando apro l’involucro dei fichi d’India, rivivo quel ricordo. La nonna che sbuccia i fichi d’India, il nonno che li taglia, la gioia dei pranzi estivi al loro tavolo. Mi sono chiesta spesso perché alcuni di noi siano legati ad alcuni sapori invece che ad altri e sono giunta alla conclusione che l’amore che il ricordo genera nelle persone, colora per sempre il sapore di quel cibo, rendendolo unico, ineguagliabile. Allora perdiamoci tutti un altro po’, a guardare quei fichi così esotici e a ricordare il loro sapore, sentore d’un amore antico.  

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