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lunedì, Giugno 24, 2024

Un brodo di giuggiole

Da Leggere

Chiara Onorini
Chiara Onorini
Pedagogista

                    

La storia del nostro territorio è un incrocio di storie più antiche che partono da lontano. Quello che per noi oggi è frutto della consolidata tradizione fruttifera Salentina, nella realtà è frutto di diversi millenni d’incontro con le coltivazioni provenienti da altri popoli.

Più comunemente conosciute col nome salentino di scisciule, le giuggiole, sono il frutto dell’albero delle Giuggiole e la loro storia parte da molto lontano. Quest’albero, presente sul nostro territorio fin dall’epoca romana, è originario dell’oriente e nello specifico nella regione cinese, indiana e coreana, ma lo troviamo anche in Medio Oriente e in Marocco. Da più di 4000 anni questo piccolo ma importante frutto, è protagonista della medicina tradizionale cinese; ma non solo, da esso si ricavano: infusi, caramelle, confetture e persino l’aceto. Un elemento quindi dalle molteplici proprietà e dal sapore unico. Somiglia ad una piccola mela e ha un sapore che cambia col suo grado di maturazione. Croccante e piuttosto acidula se acerba, farinosa e dolcissima se colta in pieno della sua maturazione.

Questo semplice frutto, nel nostro territorio, giunge a piena maturazione in settembre e segna il passaggio dal caldo dell’estate al fresco e umido autunno. Infatti proprio in questo periodo è celebrato in una delle tante feste salentine: la festa di Sant’Ippazio a Tiggiano dove nella tradizionale fiera vengono vendute sciroppate. Da piccola, nelle domeniche che segnavano la fine dell’estate, mi fermavo lungo le stradine a raccoglierle insieme con la mia famiglia, era un rituale che si ripeteva ogni anno. Ancora oggi vado in cerca delle giuggiole nelle campagne salentine, scoprendo aimè sempre meno alberi.

La coltivazione di questo frutto, infatti, sta man mano scomparendo, non lo troviamo più presente in maniera sistematica, ma piuttosto sporadica: nelle murature esterne delle masserie o nelle stradine di campagna, dove cresce rigoglioso e libero. È per questo motivo che dobbiamo riscoprire la sua coltivazione. Oltre all’importanza dell’albero in sé, è fondamentale mantenere vive le nostre tradizioni locali per chi verrà dopo di noi. Le tradizioni sono frutto di secoli di cultura e nemmeno le più piccole vanno perse, ma valorizzate e riscoperte. Noi come persone siamo la somma d’innumerevoli fattori, tra questi ci sono le esperienze, ma anche le tradizioni che ci vengono tramandate: per questo non dovremmo mai perderle di vista perché ci dicono qualcosa della nostra identità.

Solo guardando al passato potremmo avere un futuro che sia davvero tale perché il passato contiene il bocciolo del futuro e sta a noi innaffiarlo a dovere.

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