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sabato, Aprile 20, 2024

Gli Ulivi, dagli ‘anziani guardiani’ allo sguardo verso il futuro, pieno di speranza

Da Leggere

Chiara Onorini
Chiara Onorini
Pedagogista

Adoro le stradine di campagna. Quelle sterrate bianche, piene di pietre e avvallamenti, colme di pozzanghere d’inverno e ricoperte d’impalpabile polvere bianca in estate, che si alza come zucchero al velo quando passi con l’auto. Queste stradine costeggiano per lo più i campi, dividono i terreni e raccontano di un paesaggio rurale, dove l’asfalto non è ancora arrivato. Nei terreni del Salento troviamo moltissimi alberi: i melograni, gli albicocchi, i mandorli, i peschi; ma i veri protagonisti sono loro: gli alberi d’ulivo.

Nodosi, attorcigliati, protesi. Gli alberi di ulivo svettano in ogni terreno del Salento, fanno da sfondo costante al paesaggio in qualsiasi punto ci si trovi e costeggiano ogni arteria stradale, grande o piccola che sia. Gli ulivi ti accompagnano con la loro presenza ovunque tu vada: li troviamo nelle stradine strette dirette al mare, su quelle ampie che portano nelle città più grandi e nelle provinciali che dirigono fuori paese. Tutte le campagne hanno un vecchio ulivo secolare, come un anziano guardiano che osserva la sua terra anche di notte: dritto e vigile, perché è la cosa più importante che possiede.

Ora però, dimenticate quest’immagine verdeggiante degli ulivi, perché i nostri alberi sono seccati. Le verdi campagne del Salento sono diventate marrone scuro. Gli alberi sono stati abbattuti, i tronchi bruciati, le radici strappate dal terreno e quest’ultimo è divenuto arido e brullo: incoltivato. Le campagne prima rigogliose lungo le strade, hanno lasciato il posto a una desolazione che ha il colore della cenere. Gli ulivi secolari che hanno visto e fatto la storia dell’agricoltura salentina non ci sono più.

Il colpevole si chiama Xylella, un batterio che ha fatto una strage della maggior parte dei nostri ulivi, portandoli man mano a diventare aridi tronchi senza vita, senza linfa e senza frutto.  Una diffusione incontrollata che ha cambiato il nostro paesaggio e soprattutto ha danneggiato gli agricoltori, negando loro la produzione di olio d’oliva. Un prodotto che è eccellenza del nostro territorio.

Osservare i terreni vestiti del loro nuovo colore è un colpo al cuore. Vedere gli alberi secchi, i campi abbandonati e i tronchi lì immobili senza nessuno a prendersene cura è davvero disorientante. Vedere i contadini ai bordi delle loro campagne, contemplare gli ulivi disseccati senza poter far nulla, senza avere nemmeno una possibilità per salvarli, è davvero molto triste. Ti fa capire come alcune cose sono fuori dal nostro controllo e non c’è niente che possiamo fare per cambiare le cose.

Ma questo sfiorire della vita non è l’ultima parola. C’è sempre una speranza: essa nasce proprio lì dove poco prima si era persa. I vecchi tronchi aridi sono stati espiantati, il terreno è stato lasciato a riposo e ora è pronto per una “nuova avventura”. Al posto dei ceppi ormai bruciati o abbattuti, i contadini stanno piantando nuovi ulivi più resistenti al batterio e perciò più forti. Questi fusti appena piantati sono davvero una speranza, uno sguardo al futuro. Ed è quello di cui abbiamo bisogno oggi. Gli alberi per crescere hanno bisogno di pazienza, di cure costanti e di tanto tanto tempo. Serviranno anni perché tutto possa tornare com’era, ma il verde degli ulivi rifiorirà nel Salento, tornando a riempire nuovamente gli occhi e il cuore.

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