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martedì, Aprile 23, 2024

Dragomanno: il ritorno

Da Leggere

Flavio Carlino
Flavio Carlinohttp://ilgiornaledelsalento.it
Avvocato e Dottore Commercialista Pubblicista

Molti amici e conoscenti mi chiedono se io noti delle differenze tra il governo di Conte e quello di Draghi. Taluni si aspettano che io sostenga che il “Male” ha cambiato forma ma, sostanzialmente, ora è peggio di prima, pensando che tutto ciò sia confermato dal nome del nuovo premier: Draghi, un nome tanto fiabesco, quanto pericoloso. Qualcun altro, invece, si aspetta che io affermi l’insostituibilità di Conte.

Ma smettono di porsi quesiti quando faccio il confronto tra i due esecutivi, partendo dal curriculum di Draghi rispetto a quello di Conte, dai ministri di Draghi rispetto a quelli di Conte, ad esempio quello della Giustizia, dell’Economia e delle finanze, dello Sviluppo economico, della pubblica amministrazione, dell’istruzione, continuando con le nuove forze politiche entrate in campo, per poi fare riferimento ai segretari dei partiti dimessi, alla sostituzione di Arcuri, per finire con il fatto che, finalmente, non ci sono più le conferenze stampa alla Conte. Insomma, per essere solo all’inizio non è poi così male.

Nonostante tutto, una delle cose che veramente mi preoccupa è la continuità della politica sanitaria, oltre, ovviamente, ai soliti personaggi politici di bassa lega. Ad ogni modo, è ancora troppo presto per esprimere un qualsiasi giudizio, favorevole o contrario, su questo governo. Una cosa però è chiara: Draghi è e rimane un economista, per cui il filo conduttore per lui è il denaro, quindi la gestione del Recovery Fund e la programmazione economica. Ragion per cui se lo vedremo assecondare la politica sanitaria del governo precedente e se si “sorbirà” qualche politico di basso profilo, di certo non lascerà decidere a nessun altro dove spendere i soldi dei fondi europei. Questo è il conto che Draghi, European Man, presenta, o ha già presentato, a chi lo sostiene, Mattarella compreso. Praticamente quello che un governo Pd-5stelle non avrebbe mai potuto sperare. Certo che il nostro Draghi parla davvero sette lingue. Proprio come un Dragomanno.

Piuttosto, lo confesso, mi fa paura il fatto che Draghi sia così vicino all’Europa e che prima o poi potremmo esserle affidati completamente. In altri termini, la domanda è la seguente: al momento opportuno il Presidente del Consiglio risponderà all’Europa o all’Italia? Nel primo caso non sarebbe proprio il massimo per Salvini e la destra sovranista. Ma se tale probabilità concorre con una gestione autorevole e competente del Recovery Fund che permetta all’Italia di risollevare le sorti dell’economia, senza finalità elettoralistiche e senza demagogie, allora è un rischio che mi sento di voler correre.

Ma vediamola sotto un altro aspetto: qual era l’alternativa a Draghi? Un altro governo Conte-Pd-M5S? Un governo certamente sotto lo schiaffo europeo, senza elezioni? No grazie. Preferisco Draghi. Non mi direte il contrario, spero! Se con Draghi vi è il rischio di finire in mano all’Europa, con Conte vi era la certezza e avremmo sprecato risorse, come già successo in passato, in omaggi elettorali pro-consenso, per giungere, una volta toccato il fondo dei fondi, al fallimento e, come direbbe il grande Cetto Laqualunque, “senzadubbiamente”, al commissariamento firmato Troika. Tutto sommato, a Conte preferisco Draghi, che dell’establishment europeo fa parte quale esponente di spicco, non come Conte, Di Maio e compagni, piccoli e capaci di tutto pur di restare seduti sulle loro comode poltrone. E non credo di dire sciocchezze dal momento che i grillini, in seguito a innumerevoli metamorfosi, sono divenuti, finanche, europeisti, moderati, liberali, si sono alleati con la Lega, con il Pd, poi con la Lega ed il Pd insieme, eccetera, eccetera. Da buon Dragomanno, Draghi sicuramente occuperà, in Europa, un posto con pari dignità rispetto a quello degli altri premier europei e, data la sua bravura, forse riuscirà ad ottenere qualcosa di più. Vedremo.              

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