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lunedì, Giugno 24, 2024

Covid. chi ci restituirà il tempo perduto

Da Leggere

Flavio Carlino
Flavio Carlinohttp://ilgiornaledelsalento.it
Avvocato e Dottore Commercialista Pubblicista

Se volessimo riassumere l’ultimo anno con un solo pensiero, questo sarebbe senza dubbio la tristezza. Nella migliore delle ipotesi siamo diventati tutti più tristi e anche più depressi. Anziani, giovani e bambini di tutto il mondo, siamo tutti più soli. La reclusione, perché di questo si tratta, ci ha invecchiato. Professionisti, artigiani, commercianti, lavoratori in genere, tutti abbiamo vissuto lontani da tutti, fuori dal mondo, curandoci solo di sopravvivere, non lavorando o lavorando meno, non uscendo da casa, non viaggiando. Abbiamo anteposto a tutto, la salute, senza riuscirci, perché il problema non è solo il COVID.              

I nostri vecchi sono morti e noi abbiamo preso il loro posto. Sempre meno attori, da spettatori abbiamo vissuto la vita degli altri, spesso la morte. Niente ci è stato permesso. Finanche stare con i propri familiari. Abbiamo trascurato tutto il possibile: niente più sport, diete, controlli medici. Abbiamo ridotto i rischi di contagio, ma abbiamo aumentato quelli da depressione e invecchiamento precoce, fisico e dello spirito.

Catalizzatore di questo supplizio, la chiusura delle attività economiche, la cassa integrazione, la povertà che avanza. I danni non si contano. Nessuno si è chiesto se evitando tutto questo sarebbe andata peggio o se, con le dovute precauzioni, non sarebbe stato lo stesso o, addirittura, meglio? La domanda, ma ancor più la risposta, è difficile. Si dovrebbe dubitare della bontà di tutto ciò che è stato fatto. Si mancherebbe di rispetto ai morti da COVID. Il commercio delle mascherine, dei vaccini, dei disinfettanti. Ma il dubbio rimane. E del tempo perduto? Vogliamo parlarne? Chi ci restituirà quel tempo? Da dove ricominceremo? Ma, soprattutto, quando ricominceremo? Sono interrogativi ai quali nessuno può rispondere con certezza. Con fantasioso vaticinio possiamo solo sperare di non dover continuare a vivere una vita come quella vissuta nell’ultimo anno. Non ce la faremmo. E poi … come diceva Dante, “Considerate la vostra semenza: fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.”

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