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sabato, Aprile 20, 2024

“Non importa a nessuno purché sia sconosciuto e lontano…”

Da Leggere

La fine dell’anno e il primo giorno dell’anno nuovo ci portano, quasi per caso, a fermarci, a riflettere a fare bilanci, ad elencare successi e insuccessi. Sovente e quasi per tutti in una prospettiva personalistica se non addirittura egocentrica. E il mondo là fuori? E gli altri? Quesiti che ci disorientano, ci agitano e che per questo mettiamo a tacere sotto la cenere della ‘buona coscienza’.

Eppure ad un passo da noi ci sono guerre, fame, disuguaglianze sociali, tensioni geopolitiche, emergenze sanitarie ed altro ancora. C’è l’altro che ha bisogno di noi.

Tuttavia, nonostante la connessione globale e la velocità delle informazioni, spesso si sperimenta un senso di distacco emotivo, d’indifferenza. Forse, per essere buonisti, come conseguenza alla fatica emotiva o alla sensazione di impotenza di fronte a sfide così giganti, immense.

Pur tuttavia l’indifferenza o, in modo più sistematico, l’indifferentismo culturale e sociale può contribuire a favorire ingiustizie e a rinviare azioni necessarie per fermare urgenze mondiali. La fine dell’anno è quindi un momento di festa, ma il primo dell’anno, passata la ‘sbronza’ dei festeggiamenti, dovrebbe essere per tutti il momento opportuno per un esame della coscienza individuale e collettiva.

È urgente superare l’indifferenza e tradurre la consapevolezza in azione e non in semplice contestazione del momento. È necessario modificare le nostre scelte, riflettere sui nostri gesti, impegnarsi in cambiamenti positivi e concreti, non solo in manifestazioni da palcoscenico, col proprio tornaconto.

La consapevolezza e l’indifferenza possono coesistere, perché siamo umani e imperfetti, ma è fondamentale che la prima guidi la nostra risposta alla seconda. La fine dell’anno, con il suo senso di chiusura e rinascita, ci offre un’opportunità ideale per riconsiderare il nostro ruolo nell’affrontare le sfide del mondo e impegnarci a essere protagonisti attivi anziché spettatori indifferenti.

«Se uno muore non importa a nessuno purché sia sconosciuto e lontano» afferma in Fine del ’68 Eugenio Montale, premio Nobel per la letteratura nel 1975. Ma precisa nelle parole significanti dei suoi versi «Dentro c’è anche l’uomo, ed io tra questi». E proprio perché uomini ‘umani’ non si può rimanere indifferenti alle grida e al pianto se non addirittura alla morte di tanti innocenti.

Fine del ’68

Ho contemplato dalla luna, o quasi,
il modesto pianeta che contiene
filosofia, teologia, politica,
pornografia, letteratura, scienze
palesi o arcane. Dentro c’è anche l’uomo,
ed io tra questi. E tutto è molto strano.
Tra poche ore sarà notte e l’anno
finirà tra esplosioni di spumanti
e di petardi. Forse di bombe o peggio,
ma non qui dove sto. Se uno muore
non importa a nessuno purché sia
sconosciuto e lontano
.

Eugenio Montale

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