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3 febbraio 1957 il primo Carosello e dopo… i bimbi  tutti a nanna

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03 febbraio 1957, 67 anni fa  il primo “Carosello”.

Nel periodo in cui il telecomando non c’era e fare zapping una possibilità del futuro, la pubblicità televisiva faceva la sua prima apparizione con il debutto di Carosello.

La RAI, tre anni dopo l’avvio delle trasmissioni, decise di arricchire il palinsesto introducendo uno spazio pubblicitario unico nel suo genere.

3 milioni di italiani il 3 febbraio del 1957 guardavano il primo carosello della storia della televisione, sulla RAI. Un evento che trasformò le abitudini degli italiani, oltre a produrre effetti straordinari sui consumi grazie anche all’efficacia della sua struttura comunicativa.

Il format, ideato per ricreare l’atmosfera teatrale, presentava brevi scenette in bianco e nero della durata massima di 2 minuti e 15 secondi, con soli 35 secondi dedicati alla promozione del prodotto. Le regole, rigidamente imposte dalla SACIS, miravano a creare un mini-varietà in cui la pubblicità fosse solo una parte marginale.

Il nome “Carosello” fu suggerito da Marcello Severati, forse ispirato al film musicale “Carosello napoletano”. Il teatrino, di derivazione partenopea, fu disegnato da Gianni Polidori, con una sigla di Luciano Emmer seguita da tamburi e tarantella.

L’esordio avvenne il 3 febbraio alle 20.50 sul primo canale RAI, con “Shell”, “l’Oreal”, “Singer” e “Cynar” come primi marchi pubblicizzati. Attori famosi, tra cui Totò, Macario, Vittorio Gassman, Mina e Nino Manfredi, recitavano in brevi sketch, mentre personaggi immaginari come Angelino, Carmencita e il pulcino Calimero conquistavano il pubblico, anticipando i cartoni animati.

Dal 1957 al 1976, anno dell’ultimo Carosello, andarono in onda più di 7200 filmati, entrati nella storia della pubblicità grazie anche alla bravura di registi, sceneggiatori, autori ed interpreti di fama nazionale ed internazionale della Televisione, testimonial di successodei prodotti pubblicizzati.

Carosello non solo introdusse innovazioni nel linguaggio televisivo, ma divenne un fenomeno sociale, influenzando le abitudini quotidiane delle famiglie. Nonostante le critiche che lo accusavano di essere diseducativo, la trasmissione riuscì a far passare in secondo piano l’aspetto commerciale grazie all’affetto che il pubblico sviluppò per i personaggi e gli sketch proposti. In definitiva, Carosello si trasformò in un capitolo significativo della storia televisiva italiana, dimostrando come la creatività e l’intrattenimento potessero superare le barriere commerciali.

E non per ultima, un’altra regola precisa e coincisa: i bambini tutti a nanna dopo Carosello.

SourceMondi.it

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