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lunedì, Giugno 24, 2024

Dossieraggio: a che punto siamo

Da Leggere

Flavio Carlino
Flavio Carlinohttp://ilgiornaledelsalento.it
Avvocato e Dottore Commercialista Pubblicista

Secondo il Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo sarebbero “difficilmente compatibili con la logica della deviazione individuale” le ricerche che Pasquale Striano, luogotenente della Guardia di Finanza, faceva utilizzando le banche dati della Procura Nazionale Antimafia. Si pensa che dietro di lui ci sia qualcun altro.

Sono state diverse centinaia gli accessi abusivi al sistema informatico delle segnalazioni di operazioni sospette (Sos). Striano “curiosava” nei conti correnti, non solo di personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo, ma anche di politici.

Sembra che nel post covid, 2021 e 2022, il militare abbia effettuato circa ottocento accessi. Ma fino ad ora non sarebbe emersa alcuna attività di dossieraggio, né vi è stato alcun riscontro del sospetto dei magistrati circa l’esistenza di un mandante.  

Da un punto di vista operativo il luogotenente, nella sua qualità di ufficiale di polizia giudiziaria, avrebbe potuto consultare i file da utilizzare nell’ambito di specifiche indagini relative a ipotesi di riciclaggio in ambito di criminalità organizzata (mafia, ndrangheta, ecc.) oppure per terrorismo, ma nel caso specifico non si comprende il motivo delle ricerche fatte su determinate persone che non hanno nulla a che vedere con le suddette ipotesi di reato. Perciò la Procura si chiede che uso sia stato fatto di quelle informazioni acquisite da Striano che al momento risulta indagato per accesso abusivo a sistemi informatici, falso e abuso d’ufficio, stessi reati per cui è indagato anche un altro personaggio coinvolto in questa inchiesta, il sostituto procuratore antimafia Antonio Laudati, che pure respinge ogni accusa, che si sarebbe fermato, però, a quattro accessi.

Tra l’altro sembra che i due indagati abbiano operato insieme qualche volta, mentre in altri casi Striano avrebbe fornito dati a tre giornalisti del “Domani”, Stefano Vergine, Nello Trocchia e Giovanni Tizian, che sono sotto inchiesta per accesso abusivo e rivelazione di segreto (tra i trecento nomi emersi dal sospetto dossieraggio, ve ne sono 38 di esponenti della Lega passati, secondo l’accusa illegalmente, dalle banche dati al quotidiano.

Tra le vittime i ministri Valditara, Lollobrigida, Calderone, Urso, Picchetto Fratin, i sottosegretari Del Mastro e Fazzolari, i parlamentari Marta Fascina (l’ultima fidanzata di Berlusconi), Olivia Paladino (compagna di Giuseppe Conte) e Matteo Renzi, gli ex parlamentari Denis Verdini e Irene Pivetti, gli ex ministri Letizia Moratti e Vittorio Colao, Massimiliano Allegri, Andrea Agnelli, Cristiano Ronaldo, Fedez e tanti altri.

Tutto ha avuto inizio con una denuncia del ministro della difesa Guido Crosetto, presentata nell’ottobre 2022, dopo che il quotidiano “Domani” aveva pubblicato articoli con informazioni molto precise e dettagliate sui patrimoni attribuiti a lui e all’azienda di cui era titolare prima di ricevere l’incarico di governo. Ma ora si fanno “speculazioni” e “disinformazione” su presunti dossieraggi, falle nel sistema della sicurezza informatica e minaccia di un mercato parallelo di informazioni riservate, stando a quanto ha riferito il Procuratore nazionale antimafia Melillo nella sua audizione del 6 marzo scorso in Commissione parlamentare antimafia, durata quasi cinque ore, alla quale lui stesso aveva chiesto di essere ascoltato, come ha fatto pure il titolare dell’inchiesta di Perugia, Raffale Cantone.

Intanto i due magistrati titolari dell’inchiesta continuano ad indagare sulla raccolta illecita di dati da parte di un finanziere distaccato presso la Direzione nazionale antimafia e sui casi riguardanti la Lega e il presidente della Figc Gabriele Gravina.

Il ministro della Giustizia Nordio chiede una commissione d’inchiesta parlamentare “per analizzare una volta per tutte questa deviazione presente già dal caso Palamara”.

In Fratelli d’Italia c’è chi parla di un “Possibile atto eversivo”.

Non v’è assolutamente dubbio che, se le informazioni estratte dalla banca dati siano state utilizzate allo scopo di demolire la reputazione delle persone a cui appartengono, ci troviamo di fronte ad una seria minaccia della democrazia.

La strumentalizzazione di dati secretati, per lo più estratti in maniera illecita, a scopo eversivamente ricattatorio, è il peggior pericolo che possa aleggiare su un Paese civile come l’Italia.           

Vedremo cosa succederà.

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