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lunedì, Aprile 22, 2024

Tradizioni che nutrono l’Anima: le tavole di San Giuseppe nel Salento

Da Leggere

Chiara Onorini
Chiara Onorini
Pedagogista

La festività di San Giuseppe, il 19 Marzo, è accompagnata, nel nostro Salento, da una tradizione che mi era quasi totalmente sconosciuta fino all’anno scorso, (mea culpa), ma ogni cosa ha un suo tempo anche nell’essere, quasi incidentalmente, scoperta.

Lo scorso anno, quasi in modo casuale sono venuta a contatto con la tradizione delle tavole di San Giuseppe (o matthra di San Giuseppe), un gesto ispirato e dedicato alla devozione del Santo, tipico non solo del Salento, ma anche di altre zone della Puglia, che ogni anno stupisce con la sua cura dei dettagli e la volontà da parte delle famiglie di continuare questa tradizione.

Lo scorso anno, in occasione di questa festa sono stata a visitare il fulcro di questa antica tradizione: Giurdignano, un piccolo paese vicino Otranto, che per l’occasione diventa il centro delle tavole di San Giuseppe. Appena si arriva nel Paese, si ha la sensazione di un gran fermento, un fermento silenzioso e inebriante, un affaccendarsi di persone, chiacchiere e sorrisi. Attraversando a piedi la via principale, le porte di numerose case sono aperte, illuminate a festa, e accanto ad ogni porta, c’è un capannello di gente che si ferma stupita ad ammirare le tavole, in un vociare impercettibile che indica stupore e silenzioso rispetto.

Avvicinandosi con passi curiosi alle porte aperte, si ha quella naturale sensazione di intrufolarsi in casa altrui, ma gli occhi gentili e illuminati dei proprietari di casa, ti invitano gentilmente ad entrare. Le tavole sono per lo più allestite nel salone della casa, al centro della stanza. Ogni tavolata è bellissima, ed è curata in ogni minimo e minuzioso dettaglio, al centro, attorniato da invitanti e deliziose pietanze, svetta la statua del Santo, per lo più raffigurato con Gesù Bambino in braccio e circondato tutto intorno da fiori. In questa tavola, che riunisce tutta la famiglia, anche di diverse generazioni, c’è tutto il fulcro della nostra tradizione mangereccia locale, fatta di cose semplici e contadine, ma anche e soprattutto il simbolo di una fede che si rinnova e celebra una devozione che non conosce tempo.

Le tavole di San Giuseppe hanno elementi ricorrenti e caratteristiche ben precise, fatte di consuetudini culinarie che si ripetono negli anni e in cui ogni pietanza ha un significato ben preciso e nulla è lasciato al caso. L’elemento principale che troviamo su questa tavola è il pane fatto a ciambella, che generalmente vede raffigurato san Giuseppe e la sacra famiglia al centro. Sulla tavola troviamo altre cibi invitanti come: la pasta (che viene detta “massa” o “vermiceddhi”) con ceci, la verdura (in genere le cicorie), la crema di fave accompagnata col pane fritto, il pesce fritto, i lampascioni, le arance, i finocchi, ed infine non possono mancare i dolci: le cartellate o “purceddruzzi” con il miele, l’olio e il vino.

Ognuno di questi piatti ha un significato simbolico: la pasta e ceci, rappresenta coi suoi colori bianco e giallo, il fiore tipico della primavera: il narciso; oppure il pesce fritto: rappresenta il Cristo stesso. Anche il numero dei commensali a  tavola non è casuale, infatti vi devono essere, seduti al tavolo un minimo di 3 e massimo di 13, sempre in numero dispari. Essi rappresentano la Famiglia di Gesù e i suoi parenti; curiosando in alcune tavole, troviamo i segnaposti coi nomi dei commensali, ad es. S. Anna o S. Gioacchino. La preparazione di queste tavole è di notevole impegno, infatti i piatti posti sulla tavola devono essere tredici e lo devono essere per ogni commensale; per questo intere famiglie e generazioni si riuniscono per continuare questo rituale e riunire tutta la famiglia nei festeggiamenti e nella condivisione del cibo. La tradizione vuole che prima di mangiare si recitino delle preghiere e delle litanie di ringraziamento dedicate al santo. A volte le tavole, sono allestite anche per chiedere una particolare Grazia al Santo o per ringraziare di averne ricevuta una.

Il vero spirito della festa però, non è quello di mettere in scena la bravura culinaria o la bellezza della tavola imbandita, anche quello lo è, ma solo in parte, il vero spirito che accompagna le tavole di San Giuseppe è quello della condivisione e della convivialità. Anticamente, e talvolta ancora oggi, quando il numero delle persone non raggiunge i tredici commensali, vengono invitati a sedere alla tavola anche coloro che non fanno parte della famiglia. In alcuni paesi viene allestita una grande tavola in piazza e vengono invitati a partecipare tutti coloro che nel corso dell’anno si sono distinti per la loro attività, all’interno del paese e a favore della comunità. Secondo i racconti degli anziani chiunque può sedersi alla tavola, l’ospitalità è garantita a chiunque, proprio per “riparare” alla mancata ospitalità a Maria e Giuseppe durante la nascita di Gesù.

Quanta bellezza si può scoprire ad un passo dalla propria casa? Una bellezza sempre nuova che è in grado di generare stupore e di emozionarci con la sua semplicità. La tradizione è una scoperta continua, fedele a se stessa ma sempre diversa, muta, le piace prendere nuove dimensioni e attingere da forme di cultura sempre moderne e cangianti.

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