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sabato, Maggio 25, 2024

Cronaca di un Paese ‘marcio’: riflessioni su corruzione e mancanza di meritocrazia

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Annarita Quarta
Annarita Quarta
Laureata in Scienze Bancarie si dedica alla professione di dottore commercialista e si specializza in gestione delle risorse umane. Consegue una seconda laurea in Scienze Religiose a cui fa seguito l'incarico di direttrice dell'Ufficio pastorale del Lavoro della diocesi di Lecce. Attualmente vive in provincia di Lecce e lavora in tutta Italia come consulente presso enti pubblici e privati. Autrice di saggi, tra cui: "Talento, vocazione e lavoro al servizio del bene comune".

Il caso Puglia e Torino, negli ultimi giorni, ha inondato le testate giornalistiche e tutti mezzi di informazione, galvanizzando i cittadini davanti agli schermi televisivi per seguire le decine di talk show in cui tutti hanno qualcosa da dire.

Se non fosse per il fatto che, da sempre, corruzione, mazzette, scambi di voto e compagnia bella rappresentano quanto di più marcio e rivoltante esiste nella società, la faccenda potrebbe, addirittura, suscitare ilarità.

Ma scusate, solo ora ci si rende conto di come funziona la politica in Italia?

Credo che ognuno di noi potrebbe raccontare storie più o meno gravi di quanto avviene nei propri comuni durante le campagne elettorali. E poi, dov’è la novità del voto di scambio con la promessa di posti di lavoro oltre che denaro? Anche solo guardandosi intorno, nella quotidianità, non mi pare che tutti coloro che operano in enti pubblici o privati brillino di sapienza e competenza.

È una novità, per caso, che la meritocrazia sia un termine caduto in disuso?

Da decenni per poter parlare con un politico devi “conoscere” qualcuno che ti presenti. Se vuoi prendere parte ad una selezione per incarichi professionali ti va bene se su quattro incarichi uno sia affidato allo “sfigato” non raccomandato. I bandi sono confezionati “su misura” di chi è già predestinato a doverselo aggiudicare.

Vogliamo parlare, poi delle gare di appalto?

Ci meravigliamo se i ponti crollano perché costruiti con materiali scadenti, ci meravigliamo di tante cattedrali del deserto ma poi?

E la sanità?

Se non conosci qualcuno influente una colonscopia può trasformarsi in un’autopsia, l’alternativa è pagare profumatamente la prestazione.

Al pronto soccorso gli impiegati dell’accettazione assumono l’atteggiamento degli impiegati della Farnesina e poi se devi dire che vieni da una provincia diversa dalla loro pensano che sei extracomunitario (… la  globalizzazione allarga gli orizzonti…).

Ciliegina sulla torta le università, crogiolo di cultura trasformate in fabbriche di dottorati e concorsi per figli nipoti ed intero albero genealogico di chi già è dentro.

Chi merita?

Scappa, lascia l’Italia o si rassegna.

Attenzione il marcio c’è anche dove meno te lo aspetti! dove si parla di solidarietà, condivisione, fraternità e compagnia bella! Allora? quale sarebbe la sorpresa nel caso Puglia o Torino?

In Italia ha funzionato e continua a funzionare tutto così, perché quando si parla di mafia si pensa immediatamente ai clan, alle faide, al regolamento di conti e dimentichiamo che, anche involontariamente, tutti possono cadere nella rete degli atteggiamenti mafiosi.

Succede, quando disperati per salvare un nostro parente malato chiediamo al conoscente del primario l’anticipo di un consulto, quando per una pratica ad uno sportello chiediamo all’amico di velocizzare i tempi, quando si dice ai propri figli che bisogna essere “furbi”, “dritti”.

Quando votiamo e scegliamo non in base alle capacità di un candidato ma alla promessa che abbiamo ricevuto. Insomma, siamo tutti complici di un sistema deplorevole e chi non si adatta è destinato a rimanere fuori, sopportando anche di sentirsi giudicato come un fallito. La vera novità e sentir parlare di un caso di trasparenza assoluta, di buone pratiche, di bene comune. Bene comune, questo principio, ancora troppo sconosciuto!

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