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domenica, Maggio 19, 2024

La foto che ‘spacca’ il cuore: “siamo tutti colpevoli finché non inizieremo ad indignarci”

La straziante foto vincitrice del World Press Photo of the Year di quest'anno ritrae una donna palestinese che culla il corpo della sua giovane nipote.

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Il fotografo della Reuters Mohammed Salem ha vinto il prestigioso premio World Press Photo 2024. La foto è stata  scattata il 17 ottobre 2023  all’obitorio dell’ospedale Nasser di Khan Younis al sud della Striscia di Gaza.  Inas Abu Maamar di soli 36 anni stringe in braccio la nipote di appena cinque anni Saly, uccisa insieme alla madre e alla sorella quando un missile israeliano ha colpito la loro casa. Mohammed Salem fotografo della Reuters, 39 anni, palestinese, ha descritto questa foto, quando il 02  novembre è stata pubblicata per la prima volta  come un “momento potente e triste che riassume il senso più ampio di ciò che stava accadendo nella Striscia di Gaza. Le persone erano confuse, correvano da un posto all’altro, ansiose di conoscere il destino dei loro cari, e questa donna ha catturato la mia attenzione perché teneva il corpo della bambina e si rifiutava di lasciarlo andare”.

La giuria ha dichiarato che questa immagine  vincitrice del 2024  è stata “composta con cura e rispetto, offrendo allo stesso tempo uno sguardo metaforico e letterale su una perdita inimmaginabile”. L’immagine, intitolata “A Palestinian Woman Embraces the Body of Her Niece”, è valsa al suo autore il World Press Photo 2024.

Diritti d’autore Mohammed Salem/World Press Photo via AP

Nell’epoca in cui la guerra è ancora una cruda e dura realtà per molte comunità nel mondo, una singola immagine può trasmettere il dolore e la devastazione in modi che le parole spesso non possono esprimere pienamente.

È impossibile non essere toccati nella nostra intimità  da questa immagine. È impossibile che le nostre coscienze non si sentano scalfite, scioccate, sconvolte da queste foto, che sono spaccati di vita violata, spezzata dalla barbarie dell’uomo. È il racconto di  una storia di perdita, dolore e disperazione che va oltre le barriere linguistiche e culturali. Rappresentano il fallimento dell’umanità nel proteggere i più vulnerabili nei conflitti armati, laddove i costi umani  superano sempre e  di gran lunga quelli politici e strategici. La guerra, con la sua distruzione indiscriminata e il suo impatto devastante sulle vite innocenti, richiede un prezzo insopportabile, inaccettabile, ingiustificabile: bambini, donne, anziani, nessuno è al sicuro quando le bombe deflagrano e i combattimenti si infiammano. E dietro ogni statistica di morte c’è una storia di una vita interrotta prematuramente, di sogni infranti e di famiglie spezzate.

Questa foto richiama la necessità di agire con urgenza, per porre fine ai conflitti armati e alla violenza che li alimenta. Ci ricorda che dietro ogni numero ci sono persone, vite, che meritano rispetto, dignità e protezione. Ci ricorda che la pace non è un lusso, ma una necessità vitale per garantire un futuro migliore per tutti. Ci ricorda, come ho letto su di un profilo facebook:«Questa foto ritrae una donna senza volto che si aggrappa letteralmente al cadavere della nipotina di cinque anni avvolto in un sudario. È inutile aggiungere altro di fronte a questa immagine della PIETÀ…… siamo tutti colpevoli di questo dolore finché non inizieremo a indignarci e con coraggio agire contro ogni guerra».

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