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venerdì, Giugno 14, 2024

“Guernica” di Picasso: l’arte che denuncia gli orrori della guerra

Da Leggere

«È lei che ha fatto questo orrore?»  «No, è opera vostra»: si racconta che queste siano le parole tra l’ambasciatore tedesco Otto Abetz e Picasso  durante una visita presso lo studio dell’artista. Con molta probabilità osservando una fotografia di Guernica, Otto Betz comprese che l’artista spagnolo non avesse dato espressione esclusivamente  alla propria creatività, ma  che Guerinica rappresentasse anche la sua opinione su un fatto politico.

Tanti quadri nel corso del tempo si rivestono di  un valore  simbolico e culturale che spesso supera i confini del tempo  e dello spazio, divenendo dei  veri e propri manifesti sociali: Guernica di Pablo Picasso è, senza alcun dubbio, uno di questi.

L’opera, realizzata nel 1937 e nata per rappresentare il bombardamento della città basca di Guernica, è divenuta nel corso degli anni, un simbolo di denuncia contro gli orrori della guerra e di  ogni genere di conflitto.

Origine del quadro: Picasso dipinse Guernica dopo il bombardamento sull’omonima città basca ad opera della Legione Condor (corpo volontario composto da elementi della Luftwaffe nazista e della Aviazione Legionaria Fascista d’Italia,  durante la sanguinosa Guerra civile 1936 – 1939) tra le forze sostenitrici della Seconda Repubblica Spagnola e i nazionalisti di Francisco Franco. Il dipinto, commissionato dal Governo repubblicano secondo alcune fonti  per 300.000 pesetas (oltre un milione degli attuali euro), fu poi esposto nel padiglione spagnolo all’Esposizione internazionale Arts et Techniques dans la Vie moderne che si tenne a Parigi dal 25 maggio al 25 novembre del 1937.

Il tema commissionato consisteva nel dipingere una grande opera che rappresentasse  la Spagna in maniera unica agli occhi degli altri paesi. Il pittore accettò, ma dopo i primi tentativi di trovare un soggetto idoneo, abbandonò la tela per mesi: solo dopo una visita al padiglione spagnolo il 19 aprile, una settimana prima del bombardamento, il direttore delle Belle Arti della Spagna Repubblicana, Josep Renau, lo convinse ad accettare. I 27 m² di tela in iuta grezza vennero portati nel suo nuovo studio al primo piano in Rue des Grands Augustins a Parigi, frequentato da Dora Maar, una delle sue tanti amanti e dai fratelli Laballette, che lavorando nel padiglione spagnolo lo usavano come deposito attrezzi.

L’origine, l’evoluzione e l’ispirazione del capolavoro sono ancora oggi oggetto di dibattiti: tuttavia l’opera, dedicata alla commemorazione delle vittime del bombardamento aereo dell’omonima città basca durante la guerra civile spagnola avvenuto il 26 aprile 1937, venne terminata entro la fine di giugno, appena in tempo per l’Esposizione Internazionale.

Progettata per essere il primo soggetto visibile ai  visitatori per quanto riguarda l’area iberica, il grande quadro venne composto per essere letto da destra a sinistra in modo da seguire il flusso delle persone in entrata. Questo capolavoro non ha soltanto un carattere documentaristico, cioè ricordare le vittime raccontando la triste vicenda, ma ha un significato  fortemente simbolico: denunciare con forza e vigore la forza distruttiva della guerra. L’opera riesce a valicare i confini territoriali, per divenire una denuncia universale contro ogni forma di guerra,  il tentativo, forse vano, di risvegliare le coscienze.

Descrizione: la violenza, lo stupore, l’angoscia e la sofferenza sono deducibili esplicitamente guardando, sulla sinistra dell’opera, la madre che grida al cielo disperata, con in grembo il figlio ormai senza vita; da contraltare ad essa l’altra figura apparentemente femminile a destra, che alza disperata le braccia al cielo. In basso nel dipinto c’è un cadavere che ha uno stigma sulla mano sinistra come simbolo di innocenza, in contrasto con la crudeltà nazi-fascista, e che stringe nella mano destra una spada spezzata, (simbolo della sconfitta e dell’inutile martirio), da cui sorge un pallido fiore, quasi a dare speranza per un futuro migliore. La gamma dei colori è limitata: vengono, infatti, utilizzati esclusivamente toni grigi, neri e bianchi, così da rappresentare l’assenza di vita, oltre a conferire all’opera una più intensa drammaticità. Inoltre la scelta del bianco e nero è dovuta ad una precisa scelta dell’artista che, non essendo stato testimone oculare della strage, volle riferirsi solo ai reportage riportati dai giornali dell’epoca che erano, appunto, in bianco e nero. La carta stampata è citata una seconda volta nel cavallo, il cui corpo picchiettato di segni neri la ricorda. L’alto senso drammatico nasce dalla deformazione dei corpi, dalle linee che si tagliano vicendevolmente, dalle lingue aguzze che fanno pensare ad urli disperati e laceranti, dall’alternarsi di campi bianchi, grigi, neri, che accentuano la dinamica delle forme contorte e sottolineano l’assenza di vita a Guernica. I colori del quadro sono il bianco e nero perché, secondo Picasso, la guerra è sofferenza, ma nell’opera, se si guarda bene, c’è una lampadina che simboleggia la speranza.

Stile: vicina al cubismo sintetico, Guernica raccoglie le diverse esperienze di Pablo Picasso, con elementi di espressionismo e surrealismo, che conferiscono  al dipinto una dirompente forza espressiva. I colori usati sono pochi e ben definiti: il nero per il fondo su cui si stagliano grigio e bianco utilizzati per realizzare i diversi soggetti. Il contrasto tra queste tinte permette di identificare al meglio le varie componenti del dipinto ed esserne sin da subito colpiti con violenza visiva.

Il percorso espositivo di Guernica: attualmente Guernica è esposta al Centro de arte Reina Sofia a Madrid, ma il suo approdo in Spagna è stata la conclusione di un lungo percorso. Dopo la chiusura dell’Expo del 1937 infatti Pablo Picasso la fa esporre al Museum Of Modern Art di New York viene lasciata “in prestito” per oltre quarant’anni: è infatti precisa disposizione dell’autore che Guernica torni al popolo a cui appartiene solo quando in Spagna sarà finalmente ripristinata la tanto auspicata libertà. Francisco Franco muore nel 1975 , due anni dopo Picasso,  e Guernica fa finalmente ritorno in terra iberica nel 1981, prima al Casòn del Buen Retiro a Madrid per poi trovare nel 1992 la sua collocazione attuale.

La copia del dipinto esposta all’ONU: nel 1955 Nelson Rockefeller commissionò un arazzo che riproduceva il dipinto originale di Pablo Picasso e nel 1985 lo offrì in prestito alle Nazioni Unite. Realizzato dall’atelier francese di Jacqueline de la Baume-Durrbach sotto la supervisione dell’artista, fu installato nel corridoio che si trova davanti alla sala del Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 13 settembre 1985 alla presenza della moglie di Rockefeller e di altri membri della sua famiglia.

Durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio delle Nazioni Unite iniziati nel 2009, l’arazzo è stato restituito alla Fondazione Rockefeller per la custodia. È stato reinstallato nel settembre 2013 quando i lavori di ristrutturazione sono stati completati. All’inizio di febbraio 2021 l’arazzo è stato restituito a Nelson A. Rockefeller Jr., che nel frattempo lo aveva ereditato. Poi a febbraio 2022 l’arazzo di Guernica ritorna all’ONU, dove ancora oggi è conservato

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