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giovedì, Giugno 13, 2024

Reddito di cittadinanza. Una persona su due non ne aveva diritto

Da Leggere

Flavio Carlino
Flavio Carlinohttp://ilgiornaledelsalento.it
Avvocato e Dottore Commercialista Pubblicista

Lo ha affermato la Corte dei Conti nella “Determinazione e relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’istituto nazionale della previdenza sociale per il 2021”.

I Giudici affermano che tra le prestazioni erogate dall’Inps per favorire l’inclusione sociale, particolare rilievo hanno avuto le misure di contrasto alla povertà, come il RDC e la PDC. Nel corso del 2021 le domande di prestazione accolte dall’Inps sono state 891.125 (845.791 di RDC e 36.334 di PDC), il 21,5% in meno rispetto al 2020, ma pur sempre moltissime.

Il canale preferenziale per l’invio delle domande di prestazione è rimasto quello di patronati e CAF, che hanno inoltrato circa l’85% delle richieste.

La tabella seguente illustra i dati relativi ai nuclei familiari richiedenti e percettori di almeno una mensilità di RDC/PDC da aprile 2019 a ottobre 2022.

Il numero di nuclei percettori è andato progressivamente aumentando, fino a coinvolgere, nel 2021, circa 1,8 mln di famiglie per un totale di poco meno di 4 mln di persone coinvolte. Nei primi dieci mesi del 2022 i nuclei beneficiari di almeno una mensilità sono oltre 1,6 mln per un totale di circa 3,6 mln di persone coinvolte. La maggior parte dei fruitori appartiene a nuclei composti da uno o al massimo due persone (più del 65% del totale). L’incidenza dei nuclei monocomponenti è particolarmente rilevante, invece, con riferimento alla PDC, dove si sfiora il 90%, ossia il doppio rispetto al RDC. I nuclei con minori, a ottobre 2022, rappresentavano circa il 32% dei nuclei beneficiari (523.809) e per il 32% erano composti da tre persone.

L’importo medio mensile erogato è passato da 493 euro del 2019 ai 552 euro del 2022 (€ 582 per RDC e 282 per PDC), facendo registrare una crescita complessiva del 12%.

La spesa complessiva, a carico dello Stato, per tali trattamenti, solo per l’anno 2021, ammontava a 8,872 mld di cui 8,440 mld per RDC e 432 mln per PDC, registrando un incremento di 1,674 mld rispetto all’anno precedente.

Dall’avvio della misura, fino a settembre 2022, sono state revocate 213.593 prestazioni con un trend in crescita, determinato dall’intensificarsi dei controlli effettuati dall’INPS, anche in collaborazione con le Forze dell’ordine.

Nella maggior parte dei casi la revoca è scaturita dalla verifica in merito al possesso dei requisiti auto dichiarati in fase di presentazione della domanda. In particolare si è trattato di: false dichiarazioni sui requisiti anagrafici; mancata comunicazione di variazione del reddito o del patrimonio del nucleo familiare; omessa dichiarazione di svolgimento di attività lavorativa da parte dei componenti del nucleo non interamente valorizzata ai fini Isee.

Rilevante nel 2021 la crescita delle domande revocate a seguito dei controlli sui requisiti di residenza e cittadinanza e quelle sulle false dichiarazioni o omissioni di comunicazioni obbligatorie, in particolare relative alla mancata indicazione in domanda dello svolgimento dell’attività lavorativa.

Come riportato dall’INPS, i recuperi delle prestazioni indebite vengono effettuati, laddove possibile, tramite compensazioni su prestazioni previdenziali, assistenziali o di sostegno al reddito di uno dei componenti maggiorenni del nucleo che ha indebitamente beneficiato della prestazione; ovvero, in caso di successive domande di RDC/PDC in cui figuri uno dei componenti del nucleo interessato dalla revoca/decadenza, sulle eventuali successive erogazioni. Nei casi in cui la compensazione non fosse possibile si attiva la procedura di recupero indebiti mediante rimessa in denaro.

In realtà, la revoca si presenta particolarmente complessa dal momento che il tentativo di escussione del debito avviene nei confronti del richiedente e, in regresso, nei confronti di tutti i componenti maggiorenni del nucleo.

Diversamente dalla revoca, che interviene a seguito di controlli successivi all’istruttoria ed all’accoglimento della domanda, quando si verifichi l’insussistenza di uno o più requisiti, la decadenza si produce quando, in sede di rinnovo, venga accertato, attraverso la DSU in corso di validità o le dichiarazioni rese tramite modello “com esteso”, il venir meno dei requisiti, in genere legati alla variazione del nucleo familiare e/o dell’Isee, che supera la soglia stabilita per legge, anche a seguito di avvio di attività lavorativa in corso di percezione del RDC.

Nel 2021, sono decaduti dal diritto oltre 340 mila nuclei, erano stati circa 260 mila nell’intero anno 2020 e 80 mila tra aprile e dicembre 2019. Dati aggiornati a maggio 2022 dimostrano che la decadenza ha operato nei confronti di circa 178 mila nuclei.

In tema di controlli sul RDC, l’INPS ha sottolineato come questi appaiano particolarmente complessi, in considerazione del fatto che, come detto in precedenza, diversi sono i soggetti a vario titolo coinvolti. I controlli sui requisiti anagrafici, in particolare quello di residenza e soggiorno, nelle more del completamento dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), sono effettuati dai comuni con la collaborazione di INPS che mette a disposizione una piattaforma dedicata e implementata con i flussi informativi provenienti dall’Istituto, ovvero le domande inoltrate. Con nota del Direttore generale del 22 novembre 2022 è stata riferita l’individuazione di tredicimila posizioni per le quali il nucleo non risulta legittimamente costituito, disponendo la sospensione delle erogazioni relative alle predette posizioni, e preannunciando, immediatamente dopo i relativi accertamenti amministrativi, la revoca con effetto retroattivo ed il conseguente recupero delle prestazioni indebite. Gli importi indebitamente erogati potrebbero aggirarsi tra i 50 e i 120 mln di euro.

I requisiti reddituali e patrimoniali sono controllati dall’INPS sulla base dei dati autocertificati in Isee e validati dall’Agenzia delle entrate. In riferimento ai beni durevoli (autoveicoli e motoveicoli), a seguito della predisposizione di tutte le procedure tecniche necessarie per lo scambio dati ed il parere favorevole del Garante della privacy, è attiva dal mese di febbraio 2020 la convenzione con l’Aci per il controllo massivo e sincrono relativo al possesso di tali beni.

Per quanto attiene i controlli sui requisiti di compatibilità, ovvero l’assenza di condanne, l’INPS ha avviato i contatti con il Ministero di giustizia e definito le modalità di trasmissione dei dati per i controlli ex ante su tutte le nuove domande. In data 30 maggio 2022 è stato sottoscritto il Protocollo operativo per la regolamentazione dei flussi di scambio dei dati, che permetterà il controllo centralizzato e massivo sia del requisito dell’assenza di condanne in via definitiva che di misure cautelari personali, anche adottata a seguito di convalida dell’arresto o del fermo. Per quanto attiene lo stato detentivo, l’Istituto ha in corso interlocuzioni con lo stesso ministero per la sottoscrizione di un analogo protocollo operativo.

Con la Guardia di Finanza, invece, l’Ente ha avviato già nel corso del 2020 una collaborazione coinvolge tutte le sedi dell’Istituto, mettendo a disposizione sistemi informatici che si avvalgono di tecnologie innovative basate sull’analisi di big data per l’estrapolazione delle informazioni utili alle attività investigative. Oltre ai controlli amministrativi, attraverso sistemi di intelligenza artificiale, viene anche effettuata un’azione antifrode, su specifici indicatori di rischio, con segnalazione alle forze dell’ordine di eventuali anomalie che generano il sospetto di azioni criminose in atto. Tale collaborazione ha portato all’adozione di un Protocollo di intesa finalizzato a potenziare le azioni di prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni economico-finanziarie nel comparto della previdenza e dell’assistenza.

Da ultimo, la legge di bilancio 2022 ha inciso in modo significativo sul tema dei controlli, rafforzandoli e migliorando l’interoperabilità tra le banche dati degli enti convolti nella verifica dei requisiti, nell’ottica di aumentare gli interventi ex ante per prevenire comportamenti opportunistici e fraudolenti. A ciò si è unita l’azione di implementazione e aggiornamento delle procedure intrapresa dall’Inps a partire dalla fine del 2020.

L’aumento dei filtri preventivi ha prodotto l’incremento, nel 2021, delle domande respinte (403.833, ovvero il 30% di quelle pervenute) per assenza dei requisiti di cittadinanza e residenza (che passano dallo 0,01 al 3,4%) e per omissione di dichiarazioni in domanda (che passano dallo 0,01 all’11,2%). La principale motivazione di reiezione resta l’assenza dei requisiti economici (il 61,5%).

L’Istituto ha comunicato che la cd. “gestione indebiti” è stata avviata nel 2021. Fino a tale annualità non è stata posta in essere alcuna attività di recupero.

Le indebite erogazioni riguardano esclusivamente le revoche conseguenti a carenza originaria dei requisiti di accesso al beneficio.

In generale, non risulta essere stata posta in essere una attività di controllo successiva all’accoglimento delle domande sulla base della autodichiarazione dei requisiti, provvedendo l’INPS ad interrompere le erogazioni indebite volta per volta segnalate dall’Autorità giudiziaria o di polizia e, quindi, ad avviare le procedure di recupero a decorrere dal 2021.

 Conclude la Corte dei Conti:

“In termini proporzionali, alla luce dell’elevato numero di domande presentate ed autorizzate, la stima dell’indebito aggregato sulle annualità 2019 e 2020 dovrebbe ammontare a circa 900 milioni di euro, oltre ai circa 800 milioni per gli anni 2021 e 2022.”

A quanto pare, nel 50% dei non aventi diritto c’è di tutto, da criminali a usurai, a finti nullatenenti, da chi dichiarava di aver subito una riduzione dell’orario di lavoro a chi dichiarava, pur di percepire il RDC, addirittura di aver perso il lavoro con contratto a tempo  indeterminato, oltre agli extracomunitari, moltissimi dei quali ricevevano il sussidio richiedendo il codice fiscale poco prima della presentazione della domanda e nonostante non risiedessero in Italia da almeno 10 anni come richiesto dalla legge introduttiva.

In altri termini, un danno per gli italiani di 1,7 mld di euro che pagherà chi è ligio al dovere di versare regolarmente le tasse e i danni di questa scelta scellerata la pagherà anche chi ha davvero bisogno di aiuti economici e dovrà accontentarsi di molto meno rispetto a quanto richiesto.

E pensare che tutto ciò è stato pensato solo per raccogliere consensi elettorali.

Come al solito.

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