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martedì, Luglio 23, 2024

Un Cuore a forma di alveare: la vita da supplente

Da Leggere

Chiara Onorini
Chiara Onorini
Pedagogista

 

Le cicale fanno sentire forte la loro voce cantando felici sui rami degli alberi o delle piante durante la calura del giorno. Di notte i primi grilli cullano il sonno, come una dolce ninna nanna.

Ma di giorno a suonare è anche l’ultima campanella che segna la fine di un altro anno scolastico. Concitate le voci di bambini, maestre e genitori che si salutano, lasciando al posto del brusio, quello delle silenziose onde del mare che si infrangono sulla battigia.

Le classi che prima brulicavano di mani laboriose adesso sono vuote, riposa anche lo stridio delle sedie spostate qui e là, in cerca della compagna con cui giocare con i Lego, o dell’amico con cui dividere la preparazione del caffè per le mastre, nelle tazzine giocattolo.

Seppur attesa e sperata la fine della scuola ha sempre una vena di tristezza, i gesti e i suoni familiari iniziano a perdere i loro contorni definiti e col passare dei giorni estivi, tutto si tinge di malinconia e lieve nostalgia,  soprattutto se sei un supplente.

Essere supplenti è solcare le onde tutto l’anno scolastico, a volte il mare è piatto e si naviga a vista, a volte le onde sono alte e vedi solo spuma. L’estate per un supplente è fatta di speranza, quella di rivedere i volti dei bambini a cui, anche se avevi giurato a te stessa di non affezionati, hai donato il tuo cuore incondizionatamente. Essere supplenti è aspettare quella chiamata sperando che dietro la cornetta, ci sia la voce di qualcuno che ti dice che potrai ritornare, nella scuola che in questi mesi per te è diventata casa. I bambini delle classi, diventano i “tuoi bambini”, di cui conosci i nomi, le abitudini e con cui hai passato tanto, tantissimo tempo.

Essere supplenti è avere il cuore a forma di alveare, ogni bambino ha il suo posto, che tu ci abbia passato poche ore o tutto l’anno, loro hanno lasciato il loro segno indelebile e non potranno mai essere dimenticati. Essere supplenti vuol dire anche lasciare ad altri qualcosa di sé, dare il meglio di se stessi, lasciare il segno, col poco tempo che si ha a disposizione. È un’impresa umana.

Ora, che anche l’ultima campanella è ormai suonata, le giornate sono fatte di silenzio e ricordi, di disegni da sistemare e di matite da temperare, e compagna di questi giorni da supplente è la speranza, quella di tornare dai “tuoi bambini”, nella “tua scuola”. Ma se così non dovesse essere, quel cuore alveare già così gonfio d’amore, sarà pronto per accogliere altri bambini, nuovi volti e nuovi posti in cui sentirsi a casa…

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