di Francesca Giannelli
LECCE – Sabato 31 gennaio presso la sala Mincuzzi della nuova sede della curia arcivescovile di Castromediano in Lecce si è svolto l’incontro dedicato agli addetti alla comunicazione ed ai giornalisti di Lecce dal titolo “Custodire voci e volti umani ; festa dei giornalisti leccesi”.
Dopo il discorso iniziale di accoglienza e ringraziamenti ai presenti ed ospiti di don Emanuele Tramacere, direttore dell’ Ucs , ha preso la parola la vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti della regione Puglia, Serena Fasiello.
L’attenzione è stata diretta verso la dignità delle persone e soprattutto verso la scelta di un percorso di comunicazione con regole fondamentali che devono permettere di custodire la storia. I giornalisti ed i comunicatori svolgono un importante ruolo di intermediazione e devono poter esprimere la verità sostanziale dei fatti preservando comunque la verifica delle notizie e la giustizia.
La volontà di essere “veloci” in merito all’espressione delle notizie, arrivando prima degli altri, spesso contrasta con il tempo necessario alla riflessione e alla verifica, indispensabile passo per stilare il rapporto di fiducia che deve essere rinforzato con i cittadini. È indispensabile difendersi dal “cattivo” giornalismo e le parole da usare devono essere giuste non affrettate e soprattutto e non superficiali.
Grande spazio ed impegno è stato dedicato da Vincenzo Corrado direttore dell’ Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI (Conferenza episcopale italiana) che con la sua relazione ha sottolineato l’indispensabilità di mettere a frutto le capacità umane di empatia, di responsabilità e di attenzione nei confronti della cittadinanza. Ha utilizzato l’acronimo MAIL per trattare il tema della Media and Artificial Intelligence Literacy, sulla base del discorso di Papa Leone XIV per chiarire come la comunicazione debba essere essenziale, autentica e possa costruire delle relazioni. Anche con riferimento all’enciclica Laudato sì di Papa Francesco, Corrado ha sottolineato il nesso intimo tra l’arte del custodire, la creatività e l’originalità, evitando fake, ossia notizie false o non veritiere. La custodia è l’essenza del custodire la dignità delle persone e mentre aumentano le barriere tra gli individui per la diffidenza diffusa, paradossalmente la tecnologia sembra avvicinarci tutti con meccanismi quasi discutibili e reazioni ambivalenti. Papa Francesco ha parlato di richiesta di ”nuove forme di prossimità”, ossia la venuta e l’incontro verso la gente utilizzando la creatività. Soltanto infatti attraverso la capacità di comprendere e segnare percorsi in movimento che possano ”bilanciare” ed essere in equilibrio, si trova il sistema per non dover tradire la missione di comunicatori. E la creatività diventa la trasmissione del “come” fare informazione. La noia ci potrebbe rendere quasi meccanicamente adattati alla realtà: ecco che per contrastare l’inquietudine la creatività diviene lo strumento per il miglioramento della scrittura. Chi guida davvero la notizia oggi? Domanda fondamentale in un discorso comunque di educazione alla libertà, Papa Leone XIV sottolinea come bisogna essere consapevoli del carattere ambivalente delle nuove tecnologie digitali. È necessario imparare ad usare l’intelligenza artificiale senza farsi usare da essa; l’essere umano infatti non è una somma di dati e siccome esiste una “dimensione politica” dell’intelligenza artificiale per contrastarla è necessario poter rifarsi alla” sensibilità etica” sottolinea Vincenzo Corrado. Non basta infatti affidarsi agli algoritmi per descrivere la vita e la realtà che ci circonda. Per contrastare il capitalismo della sorveglianza dettato dalla cornice più grande del potere economico, è necessario lavorare uniti per stabilire principi e regole univoche ed unitarie. È emblematica la copertina della rivista “Time” come foto dei personaggi dell’ anno gli architetti dell’intelligenza artificiale. Se i dati sono la materia prima di cui si nutre l’economia moderna per sviluppare il proprio potere, è necessario un cambio di rotta in cui gli ”scartati digitali” ossia i migranti, i poveri e tutti coloro di cui si sceglie deliberatamente di raccontare storie che “non siano redditizie” possano nutrire la nostra libertà spirituale animando creativamente contesti di comunicazione e di libertà. La libertà spirituale passa infatti per l’alfabetizzazione critica dei sistemi. Il Magistero della chiesa indica nella virtù sommamente alta del “custodire” la più importante azione da realizzare adesso. Non è più necessario evocare continuamente un passato che non esiste più, ma con uno sguardo nuovo affrontare un servizio che sia di comunità e non di oligarchia. L’articolo 19 del nuovo Codice deontologico dell’Ordine dei giornalisti descrive bene le regole da adottare nei confronti dell’intelligenza artificiale AI (che non viene comunque negata a priori ,ma deve essere utilizzata in maniera precisa) rendendo esplicito il suo utilizzo , assumendo responsabilità e controllo verificando i fatti e la veridicità dei dati. Responsabilità , educazione e cooperazione sono i tre pilastri della missione giornalistica. I giornalisti, i comunicatori esprimono un servizio, si donano ai lettori agli utenti, agli ascoltatori e questi ultimi non devono essere manipolati, ma responsabilizzati. Una responsabilità dunque orizzontale sottolinea Corrado della CEI, che chiama in causa tutti. Cultura, informazione conoscenza degli articoli del codice di deontologia dei giornalisti, discernimento e custodia sono le basi per un lavoro fruttuoso che insegna a non avere paura delle novità e allo stesso tempo a farne strumenti di vita. Mantenere dunque l’attenzione alta, assumendo competenze tecniche, calate all’interno della nostra umanità e su suggerimento di Papa Leone XIV: non opacità , ma trasparenza delle fonti devono essere alla base di uno standard elevato di qualità dell’informazione e del giornalismo del futuro. A termine della bellissima serata dedicata al giornalismo alle nuove tecnologie e alla comunicazione efficace come servizio verso l’umanità, c’è stata la celebrazione eucaristica nella Cappella del centro pastorale e cultura Giovanni Paolo II, a cura del dell’Arcivescovo Monsignor Angelo Raffaele Panzetta che ha dedicato la sua lunga omelia in particolar modo al Vangelo di Matteo e di Luca sul discorso delle beatitudini. Il monsignore sulla scia di San Tommaso d’Aquino ha riflettuto sulle beatitudini come legge “esterna che riflette la legge interna” . Ha pregato lo Spirito santo che ci abilita continuamente a vivere secondo il tema delle beatitudini affinché giornalisti e comunicatori possano affrontare un percorso di vita importante ed impegnativo che necessita di aiuto e del supporto della forza dello Spirito Santo. Panzetta infatti recita : “È lo Spirito che ci abilita a scoprire lo stile di vita di Gesù e a calarlo completamente dentro la nostra vita. Guidati dallo Spirito ci sintonizzeremo sempre di più a quella legge di vita e daremo una testimonianza efficace e gioiosa dell’incontro con Gesù che ha cambiato la nostra vita“.


