Il Giornale del Salento

Eternità: un ritornello non soltanto musicale

Ogni volta che mi avvicino ad una struttura sovrapposta al monumento in procinto di essere restaurato, mi viene in mente il ritornello di una delle canzoni di maggiore successo di Ornella Vanoni: Eternità.

Il termine, per definizione, è “l’infinita estensione del tempo [di un progetto, di un principio d’arte, etc. etc.), che non ha avuto inizio e non avrà fine”; più comunemente indica “il tempo intollerabilmente lungo”. Proprio ciò che caratterizza molto spesso la cantierizzazione dei lavori pubblici a Lecce.

Nella centralissima piazza sant’Oronzo, mi soffermo a leggere il pannello riguardante l’intervento di restauro della chiesetta di San Marco dov’è indicato l’inizio dei lavori: il 25/06/2025 e la data della comunicazione di inizio lavori SABAP: il 23/06/2025. La precisazione è ineccepibile! Tanto che, dopo ben nove mesi, non è iniziato un bel niente.

Sulla fiancata destra del monumento, da tempo occultato da sovrastrutture di paniforte azzurro, proprio quella di fronte a Palazzo Carafa, sotto al pannello della pubblicità che si rinnova periodicamente, si legge il seguente messaggio: “Questa pubblicità contribuisce al restauro architettonico dell’ex chiesetta di San Marco”. Ovvero è una “Sponsorizzazione tecnica ai sensi del D.M. del 19/12/2012”. E fin qui, tutto nella norma.

Ma perché si è comunicata la data di inizio dei lavori che non sono mai cominciati? Cosa si sta aspettando perché ciò avvenga? Il committente dell’intervento restaurativo che, come riportato, è la Città di Lecce – settore VI – Lavori Pubblici, edilizia popolare etc. etc. – come si sta regolando nei confronti di questa inadempienza? A chi dei responsabili spetta il compito di approfondire la questione e porre rimedio? Forse si sta aspettando che, quando i proventi della pubblicità lo consentiranno, cominceranno i lavori? E allora perché sbandierare un data che non si sarebbe mai rispettata?

L’altra segnalazione è ancora più bizzarra. Si tratta della cripta di santa Lucia, situata tra la via San Lazzaro e la via Orsini del Balzo, ormai un indecoroso rudere da molti decenni, occultato in parte dai cartelloni pubblicitari.

Nove anni fa sembrava che, grazie ad un progetto ad hoc proposto dalla Diocesi di Lecce e passato al vaglio della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici e quella Archeologica di Taranto che ne autorizzò i lavori di recupero e il consolidamento della cripta, condivisi dall’Ufficio Urbanistica del Comune di Lecce, si riabilitasse un luogo di culto significativo per la città.

L’articolo del 20 maggio 2017 – da cui sono state tratte le notizie correnti – parla di un’armonizzazione della cripta nel contesto urbano adiacente, rappresentato dalle mura del Castello e l’affaccio del centro storico, l’erigendo centro direzionale con uffici e negozi e il parco archeologico di circa 700 metri quadrati in grado di rendere visibile un’altra chiesa, Santa Maria del Tempio, con l’antico monastero.

E poi…cosa è successo? L’infinita estensione del tempo ha fatto sì che il progetto a tutt’oggi non ha avuto inizio e non avrà fine, confermando che a Lecce…l’eternità ci è cara. Molto cara!

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