Un secolo di fede: la piccola cappella di Gilberto Petrachi celebra cent’anni di storia

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di Luca Santoro  

MELENDUGNO – In un angolo dell’abitato di Melendugno, dove la devozione si intreccia  con la storia, si eleva la piccola cappella votiva dedicata a Sant’Antonio da Padova, che quest’anno  compie un secolo di vita. Tale ricorrenza speciale del centenario della Cappella di Sant’Antonio fa  battere forte il cuore della comunità: un traguardo significativo per un luogo di culto eretto dal  committente dell’edicola Gilberto Petrachi (Archivio fotografico di Salvatore Sindaco) nel 1926  come riportato sull’epigrafe in alto a sinistra guardando l’edificio: “PETRACHI CILBERTO PER  VOTO ERESSE”.  

Cito testualmente la descrizione della cappella riportata all’interno del libro “Melendugno  tra storia e fede: l’arte sacra” di Salvatore Sindaco, nativo di Melendugno: «La cappella si  sviluppa in un ambiente unico, voltato a botte incrociata. Il corpus cappellae misura in lunghezza  m. 2,25 e in larghezza m. 2,23. Il muro di fondo al di sopra della mensa dell’unico altare presenta  incastonata l’immagine del titolare. L’interessante litografia raffigura il Santo che regge sul  braccio destro il Bambino Gesù, mentre nella mano sinistra tiene il giglio, simbolo di purezza»

Si tratta di una piccola cappella situata nell’omonima Piazzetta Sant’Antonio, nei pressi  della strada che conduce a Borgagne, frazione di Melendugno. «È una chiesetta che non nasce per caso», sottolinea Salvatore Sindaco, autore del libro. «Come ogni cappella votiva, anche questa  nasconde un disegno divino legato ad un’esperienza personale del committente. Tale esperienza  sarà servita a far accrescere la devozione della comunità melendugnese nei confronti del Santo».   Salvatore Sindaco ricorda, infatti, la disavventura di Gilberto Petrachi: l’uomo fu accusato  ed incarcerato ingiustamente e fece voto a Sant’Antonio promettendo di edificargli una cappella in  cambio della libertà. Una volta scagionato, Gilberto onorò la promessa come testimoniato  esplicitamente dall’epigrafe conservata nella struttura: “PETRACHI CILBERTO PER VOTO  ERESSE”. 

L’autore spiega inoltre che, in seguito alla sua costruzione, il popolo melendugnese ha iniziato ad  identificare l’area come “Piazzetta di Sant’Antonio”, nonostante questo non sia il suo nome  toponomastico ufficiale. Per celebrare questo importante anniversario, la comunità melendugnese  ha organizzato una serie di eventi volti a riscoprire le origini del luogo. Le celebrazioni per il  centenario avranno luogo il prossimo 13 giugno alle 19:00, con una Messa Solenne che si terrà  accanto la cappella, seguita da una festa popolare che riunirà le famiglie del borgo. La cerimonia  sarà un’occasione per ricordare non solo il gesto di Gilberto Petrachi, ma anche la forza e la  resilienza di una comunità che, generazione dopo generazione, continua a onorare la sua storia e la  sua fede.  

 La cappella di Sant’Antonio, con la sua umile ma potente presenza, dimostra che la vera  ricchezza di un luogo risiede non solo nei suoi monumenti ma nella storia che questi racchiudono e  nella fede che continuano ad ispirare. E forse è proprio in questa essenza che risiede il suo miracolo  più grande, come suggeriva Papa Leone XIII: «Se qualcuno vuole miracoli, vada da Antonio; se vuole scienza, vada da Bonaventura; se vuole tutto ciò che desidera e tutto quello che vuole, venga da me».

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