Lecce, Teatro Asfalto: BARATRI di Aldo Augieri

Da Leggere

Francesca Giannelli
Francesca Giannelli
Medico specialista in neuropsichiatria e psicoterapia, laureatasi a Roma a La Sapienza, specializzata a Verona e perfezionata a Londra alla Tavistock Clinic . Dal punto di vista clinico opera presso la Asl Brindisi territoriale per la fascia d’età evolutiva e si dedica alla attività di ricerca ed insegnamento presso Università di Bari Facoltà di Medicina nei Corsi di allergologia e immunologia clinica. Ampia esperienza anche in ambito di primo soccorso come crocerossina infermiera, volontaria IIVV CRI e nella prevenzione per età adulta e avanzata in ambito neurologico. Campi di interesse: tutte le Neuroscienze, la PNEI psiconeuroendocrinoimmunologia, la pediatria e la psicologia in una visione olistica della medicina. Speaker radiofonica e fotoreporter, ama mettere le sue conoscenze scientifiche e il suo studio e lavoro a servizio della comunità attraverso tutti i canali di comunicazione ed informazione (radio web , articoli scientifici e giornalistici) con rubriche di approfondimento socio sanitarie e culturali.

BARATRI DI ALDO AUGIERI : inquietudine malinconica ed arte sofisticata con la Compagnia Asfalto Teatro a Lecce . L’arte diventa rinascita e lente d’ingrandimento di nuances mitologiche  e folcloristiche della tradizione letteraria europea.

 

Presso il Teatro Asfalto in Via Dalmazio Birago n.60 a Lecce il 12 ed il 13 giugno scorso alle ore 21 è andato in scena con il tutto esautito, BARATRI della regia di Aldo Augieri e Simona Sansonetti. Con Aldo Augieri, Raffaella Leone, Simona Sansonetti, Elia Paolo Volpe, Katia Brunetti, Cesare Martino, Manuela Tondo, Giuseppe Vergori e con la partecipazione straordinaria di Maurizio Morello. Scenografia di Daniele Sciolti, Costumi Lilian Indraccolo. Fellinianamente dipinti non solo gli attori, ma anche gli ospiti che hanno accolto i presenti all’ingresso del front office alla visione dell’opera ed  hanno riecheggiato superstizioni, isteria di massa, leggende e culto degli antenati. Allegria tra feste dark e fantomatici ospedali in cui le anime trovano spazio e risalto  in un girotondo di licantropi , vampiri e mostri della tradizione italiana e francese da Capuana a Landolfi, a De Maupassant. La tradizione del folklore europeo e della letteratura  in una veste intrisa di estetismo tra paradossi e contraddizioni . Augieri, figlio d’arte e di letteratura, ha avuto il coraggio di trasformare  l’orrore in bellezza, la malattia in poesia, i mostri in vittime e la crudeltà della vita e delle credenze in leggende e mito. Tanti i messaggi e le speranze raccontati con dolcezza e lieve dolore: dallo stato d’ansia alla paura di un’epoca, quella della società patriarcale vittoriana così simile alla nostra attuale. Il sangue nella porfiria, così come quello raccolto dagli attori quasi per gioco tra le divinità protettrici e la convinzione che l’anima sopravviva alla morte. La preghiera, idea fissa, nel silenzio del “taci e prega, prega e taci” unica consolazione in un mondo laico di sofferenze, isolamento e trasformazioni. Amore e morte. La mitologia greca e la letteratura romana nelle storie di uomini trasformati in lupi che disperatamente cercano la luna , figura materna tanto amata ed ambivalentemente respinta. Anche il nudo è diventato poesia, desiderio, passione, dipinto come nella cacciata del paradiso terrestre: medici inadeguati  che tra punizioni e gocce, negano il dolore e lo razionalizzano. Letterati ironicamente ricostruiti e persi con i loro libroni enormi pesantissimi come la noia che li circonda. Scene importanti, dialoghi ricchi, costumi di livello. Prosodia, toni, tempi e suoni variegati come in uno spartito costretto a voli pindarici: registi ed attori hanno interpretati ruoli difficili ed impegnativi, regalando al pubblico uno spettacolo di elevatissimo livello, vissuto tutto d’un fiato.

 

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