Il Giornale del Salento

Santa Cristina e la leggenda della “steddha”

A Gallipoli il 24 luglio non è un giorno come gli altri. È la festa di Santa Cristina, patrona della città e protettrice della gente di mare. Accanto alle celebrazioni religiose, alle luminarie e alla tradizionale processione, sopravvive una curiosa usanza che ancora oggi viene tramandata nelle famiglie gallipoline: evitare di fare il bagno in mare nel giorno della Santa.

Non si tratta di una prescrizione religiosa, ma di un’antica credenza popolare che affonda le proprie radici nella cultura marinara della città.

La leggenda della “steddha”

Secondo la tradizione, il 24 luglio Santa Cristina “porta la steddha“, un’espressione del dialetto gallipolino legata a un presagio sfavorevole per chi entra in mare nel giorno della patrona. Per questo motivo, soprattutto in passato, pescatori e famiglie evitavano di fare il bagno, considerandolo un gesto di rispetto verso la Santa e una forma di prudenza.

Il mare, in quella giornata, era ritenuto simbolicamente affidato alla sua protezione e meritava particolare riguardo.

La tragedia del 1807

A rafforzare questa credenza contribuì un episodio rimasto nella memoria collettiva della città. La tradizione racconta che nel 1807 un bambino annegò proprio il 24 luglio, giorno dedicato a Santa Cristina.

L’accaduto fu interpretato dalla popolazione come una trasgressione a una consuetudine consolidata: quel giorno, interamente consacrato alla patrona, non si sarebbe dovuto entrare in mare. Da allora la convinzione si diffuse ulteriormente, trasformandosi in una superstizione tramandata di generazione in generazione.

Sebbene questo racconto appartenga alla tradizione orale e non costituisca una prova storica del divieto, continua ancora oggi a essere parte integrante dell’immaginario popolare gallipolino.

Una tradizione che resiste

Ancora oggi sono soprattutto le nonne gallipoline a ricordare ai più giovani questa antica usanza. C’è chi racconta di altri annegamenti avvenuti proprio il 24 luglio e chi sostiene che, nel giorno della festa, il mare appaia “diverso”, più mosso e imprevedibile del solito.

Sono racconti che appartengono alla memoria popolare e che, indipendentemente dalla loro origine, testimoniano il profondo rapporto tra Gallipoli, il mare e la sua patrona.

Tra fede, superstizione e identità

Che si creda o meno alla leggenda, la tradizione del “non fare il bagno” continua a rappresentare uno degli aspetti più affascinanti della festa di Santa Cristina. È uno di quei racconti che resistono al tempo perché parlano dell’identità di una comunità, delle sue paure, della sua fede e del rispetto che, per secoli, i gallipolini hanno nutrito nei confronti del mare.

Così, mentre la città si riempie di luminarie, musica, processioni e profumo di festa, c’è ancora chi, arrivato il 24 luglio, preferisce rimandare il primo tuffo al giorno successivo. Per tradizione, per rispetto o, come si dice sorridendo a Gallipoli, “non si sa mai…”.

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