La Juventus supera 0-2 il Lecce al Via del Mare, ma la prestazione rimanda alla memoria la visione di una Vecchia Signora che nonostante sia affaticata, stanca e, diciamolo, mediocre, riesce a portare a casa tre punti. Il valore tecnico dimostrato in campo evidenzia una disparità di peso evidente, anche se si è vista una partita dai diversi volti, tutti brutti.
La Juve veniva dalla pesante sconfitta con la Lazio e il pari con il Rennes, il Lecce invece da una consolante vittoria in casa dell’Udinese. Sul campo di Via del Mare Spalletti ha scelto un assetto coperto con difesa a tre che diventa a cinque in ripiegamento e due punte avanzate. Comunque non è sembrato particolarmente incisivo, anche se la gara si è sbloccata al 29’: da una punizione dalla trequarti, schema già provato in Coppa, Weston McKennie trova l’inserimento vincente, anche se fortuito. Con il suo liscio ha ingannato Falcone. Il Lecce ha sofferto sulle corsie e al 41’ subisce il raddoppio: ripartenza di Federico Gatti e assist per Douglas Luiz, che batte Falcone dal limite con un tiro che annunciava il suo lento arrivo con un sonoro sospiro dei tifosi juventini al suono di: “Speriamo che arrivi a destinazione”. E la destinazione l’ha trovata all’angolino della porta, alle spalle di un portiere che è sembrato lento e in ritardo.
Il secondo tempo ha mostrato una faccia diversa sia per il Lecce che per la Juve. Di Francesco passa al 3-4-3 e alza il baricentro, mentre la Juventus arretra. Siebert si è posizionato nella difesa a tre, permettendo a Danilo Veiga (almeno fino a quando non è uscito per infortunio) e Gallo (tornato agile e scattante come ai vecchi tempi) di avanzare la propria posizione sulle ali. La mossa ha trasformato l’inerzia della gara, rendendo il Lecce aggressivo, capace di alzare il baricentro e di dominare sul piano del gioco e del pressing, pur mancando di precisione in fase realizzativa. Resta quindi il problema dell’attacco che sta caratterizzando il cammino della squadra salentina. Il pressing sulla prima costruzione della Juventus è risultato slegato, poiché gli attaccanti uscivano con tempi errati senza che il resto della squadra accorciasse in modo organico.
Gli unici veri rischi per i bianconeri nascono da un colpo di testa di Gaspar e un tacco del giovin-attaccante Esteban sventati da Vicario.
Tra le note dolenti il già citato infortunio di Danilo Veiga e l’inutile e precipitosa espulsione di Gaspar al 95’ per un “invito turistico” rivolto al direttore di gara (mediocre anche lui!).
L’atteggiamento passivo della Juve e l’inefficace azione del Lecce ha scatenato la rabbia di molti tifosi di entrambe le parti. Eppure qualcuno giustifica l’atteggiamento pragmatico di Spalletti: gestire le energie europee ha garantito tre punti e porta inviolata. Chi si accontenta… vince.


