di Avv. Ilaria Baldassarre
In questi giorni si sta intensificando la campagna referendaria fra i sostenitori del SI e quelli del NO alla riforma della separazione delle carriere dei magistrati tra inquirenti e giudicanti che si fronteggiano, soprattutto, sui social network con post dai contenuti più svariati e sconcertanti. É necessaria, dunque, un’informazione corretta e chiara che aiuti i cittadini ad una scelta consapevole. L’Avv. Ilaria Baldassarre, tesoriera della Camera Penale di Brindisi, spiega in modo diretto il perché è necessario VOTARE SI. Separare le carriere significa rendere la giustizia più trasparente e credibile per il cittadino, principio questo cardine del nostro ordinamento giuridico, dato che essa è amministrata in nome del popolo italiano. Tale trasparenza impone che il Giudice sia terzo ed autonomo rispetto al Pubblico Ministero, la cui funzione è unicamente quella di indagare e deve porsi sullo stesso piano dell’Avvocato, deputato a tutelare il proprio assistito con un’azione difensiva libera ed efficace nella piena consapevolezza di trovarsi dinanzi ad un Giudice imparziale e libero da ideologie e coinvolgimenti corporativi. L’art. 111 della Costituzione sancisce il principio del giusto processo, ovvero ad armi pari tra accusa e difesa, davanti al giudice terzo. Questa riforma rappresenta l’attuazione di quanto costituzionalmente già previsto. Allo stato attuale, Giudici e Pubblici Ministeri appartengono alla stessa organizzazione, condividendo carriere e organi di controllo. Votando SI si vuole rendere autonome le due figure nell’ottica di una giustizia propria di uno Stato di diritto democratico e liberale. A ciò è finalizzata anche l’introduzione del sorteggio dei componenti dei due CSM e l’eliminazione delle logiche correntiste, che influenzano nomine e carriere, dando rilievo all’appartenenza del magistrato piuttosto che alla sua competenza, condizionando in tal modo lo svolgimento quotidiano della sua funzione. Il Presidente della Repubblica resterà il garante e custode della Costituzione nonché della libertà dei cittadini. Questa riforma, dunque, è unicamente a tutela di questi ultimi. La scelta su come votare impone, pertanto, di superare le convinzioni ideologiche e di partito, realizzando una rivoluzione culturale nel senso che il 22 e 23 marzo non si voterà a favore o contro il Governo bensì per una giustizia più giusta ed equa, in quanto bene comune.


