Future Image – Scavi sull’Oriente: inaugurazione della mostra a Lecce

Da Leggere

The Future Image, progetto vincitore del PAC – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, giunge alla sua fase conclusiva. Dopo un lungo percorso di ricerca, studio, viaggi, relazioni e selezione dei materiali, mercoledì 22 luglio a Lecce, tra il Museo Castromediano e l’ex Chiesa di San Francesco della Scarpa, sarà inaugurata la mostra “The Future Image – Scavi sull’Oriente”. Curata da Brizia Minerva, l’esposizione è la prima personale in Italia di Heba Y. Amin e presenta il corpus di opere realizzato appositamente nell’ambito del PAC dall’artista egiziana, nata nel 1980. Il suo lavoro entra in dialogo con la produzione di Vincenzo Valente (Specchia, 1846 – Napoli, 1889), artista salentino che nella seconda metà dell’Ottocento lasciò la propria terra per trasferirsi in Egitto, tra Alessandria e Il Cairo. Proprio nella capitale egiziana vive e lavora Amin, tra le voci più autorevoli della ricerca contemporanea dedicata alla rilettura critica e non eurocentrica dell’Orientalismo. The Future Image si è sviluppato attraverso diverse fasi di residenza e approfondimento tra Lecce e Il Cairo. Nel Salento, grazie anche alla disponibilità degli eredi, Amin ha potuto accedere alle opere e all’archivio di Valente; in Egitto ha invece elaborato il quadro teorico e formale del progetto.

Aperta fino a lunedì 7 settembre, la mostra si articolerà in due sedi espositive. La Pinacoteca del Museo Castromediano (dal martedì alla domenica dalle 9:00 alle 20:00 con ingresso libero), accoglierà una selezione di dipinti di Vincenzo Valente, in gran parte provenienti dagli eredi dell’artista e restaurati appositamente per l’occasione, in dialogo con alcune delle nuove produzioni di Heba Y. Amin. Nell’ex Chiesa di San Francesco della Scarpa (dal lunedì al sabato dalle 9:00 alle 20:00, chiusa la domenica e nei giorni festivi e sempre a ingresso libero), saranno invece esposti un video-saggio inedito, alcune ceramiche, una composizione sonora, fotografie di grande formato e una scultura in cartapesta, realizzati da Amin per il progetto sostenuto dal PAC e affiancati da alcune opere di Valente.

Mercoledì 22 luglio l’inaugurazione si aprirà alle 18:30 al Museo con un talk di Wael Farouq, docente di lingua e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano, dedicato all’approfondimento delle questioni storiche e culturali legate all’orientalismo. Dalle 20:00, poi, a San Francesco della Scarpa l’opening della mostra con la partecipazione di Heba Y. Amin che racconterà il suo percorso. The Future Image si configura come un progetto speculativo che immagina un futuro “scavo” archeologico nel quale i ricercatori portano alla luce reperti non dell’antico Egitto, bensì delle fantasie europee sull’Egitto e sul cosiddetto Oriente. Il progetto parte dal presupposto che l’orientalismo non fosse semplicemente un regime rappresentativo, ma un progetto di civiltà di successo: l’Oriente immaginato dall’Europa è diventato materialmente reale attraverso la ripetizione, l’estrazione, l’architettura, la museologia, il cinema, il militarismo, il turismo e la riproduzione tecnologica. «Quello che per me era iniziato come uno studio sulla produzione di immagini coloniali si è evoluto in qualcosa di molto più strano: la scoperta di un meccanismo attraverso il quale l’Europa riscopre ripetutamente le proprie proiezioni», sottolinea l’artista.

La mostra è realizzata nell’ambito del progetto The Future Image, sostenuto dal PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, in collaborazione con Regione Puglia, Provincia di Lecce, Polo Biblio-Museale di Lecce, Puglia Culture, Comune di Castrignano de’ Greci e Kora – Centro del Contemporaneo.

LE TAPPE DEL PROGETTO

Settembre 2025 | Presentazione a Specchia (Le)

Dicembre 2025 | Residenza di Heba Y. Amin a Lecce

Maggio 2026 | Incontro di presentazione e discussione del progetto a Il Cairo

30 giugno 2026 | Incontro Accademia d’Arte di Stoccarda

Mercoledì 22 luglio 2026 | Inaugurazione mostra
Dal 23 luglio al 7 settembre | Mostra

L’ORIENTALISMO E LA PARTICOLARITÀ DI VINCENZO VALENTE

L’Orientalismo si è sempre preoccupato di “esoticizzare” la cultura “dell’altro” sotto il dominio coloniale. I principali soggetti che vanno sotto la definizione di “orientalismo” sono i personaggi prodotti dalla fantasia europea, immagini che hanno contribuito a giustificare l’imposizione del dominio coloniale come una missione benevola. A causa dell’inaccessibilità del soggetto femminile nordafricano, ad esempio, gli artisti europei inventarono un ideale romantico delle donne native per adattarlo alle loro proiezioni ideali. Le immagini prodotte, anche attraverso la fotografia e la messa in scena della pittura orientalista, divennero uno strumento di propaganda per il progetto coloniale. Diversa l’opera di Vincenzo Valente che riflette e restituisce un’esperienza vissuta capace di andare oltre il mero esotismo, con i suoi dipinti egli non si limitava a creare un’immagine “ultraterrestre” dell’Oriente, ma puntava a fermare le sottigliezze della vita quotidiana rendendo allo sguardo l’unicità, la bellezza e la profonda umanità dei luoghi e delle persone che li abitavano e vivevano.

I MOTIVI DELLA RICERCA DI HEBA Y. AMIN

Cosa significa quando un pittore orientalista si inserisce in una società e non la osserva più a distanza? Cosa ne è dello sguardo e come si esprime in modo diverso l’atto del vedere? Queste le domande che Heba Y. Amin si pone con la sua ricerca, interessata a come l’Orientalismo, sia come “stile” che come periodo artistico insegnato per gran parte del XIX secolo in Europa, abbia influenzato i modi di vedere contemporanei e quelli futuri. Lo stesso Valente fu esposto e influenzato da questo stile durante i suoi studi a Napoli, motore di una spinta a trovare, con la scelta di trasferirsi in Egitto, una suo particolare punto di vista e di elaborazione artistica della sua personale esperienza di uomo e di artista. Altro elemento di interesse è quello dell’immagine tecnologica come estensione dello sguardo orientalista. Cosa succede a un popolo che non ha alcun potere di autorappresentarsi, la cui assenza di autodeterminazione coincide con il momento critico in cui fu introdotta la produzione di immagini fotografiche? La fotografia, in particolare, ha svolto un ruolo cruciale nella formazione della conoscenza: le foto, infatti, continuavano a circolare e a plasmare la percezione europea degli altri attraverso la lente orientalista. Le autorità coloniali utilizzarono inoltre la fotografia per creare carte d’identità, registri di sorveglianza e dati antropometrici che facilitavano la gestione e il controllo delle popolazioni indigene. Queste pratiche fotografiche servirono a disumanizzare e oggettificare i popoli colonizzati, riducendoli a meri soggetti di indagine scientifica e controllo amministrativo. Ancora oggi, constatiamo che i pregiudizi e le dinamiche di potere insiti nelle prime rappresentazioni fotografiche continuano a plasmare la cultura visiva. Non solo la percezione globale del cosiddetto Oriente è stata plasmata dall’Occidente per secoli, ma gli stessi sistemi categoriali utilizzati in passato per classificare e stereotipare i popoli emarginati vengono ora codificati negli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale, perpetuando e amplificando i pregiudizi esistenti nelle tecnologie e nelle piattaforme di nostro uso quotidiano. È attraverso questa prospettiva che Heba Amin esplorerà l’opera di Vincenzo Valente dando quindi vita a un’opera che intende riflettere sui processi coloniali di produzione di immagini e sulle loro eredità dando vita a strategie tese a comprendere la violenza della rappresentazione coloniale attraverso l’estrazione di dati dalle immagini.

HEBA Y. AMIN

L’artista è nata nel 1980 al Cairo, la sua ricerca affronta temi politici approfondendo e raccontando storie, frutto d’indagini d’archivio, attraverso il linguaggio multimediale con film, fotografie, performance e installazioni. La sua ricerca artistica adotta un approccio speculativo, spesso satirico, per mettere in discussione narrazioni di “conquista” e “controllo”. Amin è Professoressa di Arte Digitale presso l’Accademia Statale di Belle Arti di Stoccarda, co-fondatrice del collettivo “Black Athena”, curatrice delle arti visive per la rivista “MIZNA” e attualmente membro del comitato editoriale del “Journal of Digital War”. Ha ricevuto il Premio Hans-Molfenter 2025, Premio della Città di Stoccarda (Germania); il Premio per l’arte della città di Nordhorn 2022 (Germania); il Premio Sussmann 2020 per artisti impegnati negli ideali della democrazia e dell’antifascismo (Austria) e la Field of Vision Fellowship 2019 (New York). Il suo lavoro è stato esposto in numerose mostre, tra cui: “The Mosaic Rooms”, Londra (2021), “Eye Film museum”, Amsterdam (2020), Museo “Quai Branly”, Parigi (2020), Museo “MAXXI”, Roma (2018), Biennale di Liverpool (2021), 10ª Biennale di Berlino (2018), 15ª Biennale di Istanbul (2017) e 12ª Biennale Dak’Art (2016), solo per citarne alcune. La sua pubblicazione “Heba Y. Amin: The General’s Stork” (a cura di Anthony Downey) è stata edita da Sternberg Press nel 2020. Le sue opere e interventi sono stati trattati da testate come “The New York Times”, “The Guardian”, “The Intercept” e BBC, tra gli altri.

VINCENZO VALENTE

Nato a Specchia, in provincia di Lecce, nel 1845; apprende le prime nozioni artistiche dal pittore Giuseppe Buttazzo. La assegnazione di un sussidio nel 1865, 1867 e 1868, da parte della Deputazione Provinciale di Terra d’Otranto, attesta che in questo periodo Valente studia pittura a Napoli presso il Reale Istituto di Belle Arti; nel capoluogo partenopeo frequenta anche gli ambienti della Scuola di Resina. Nel novembre del 1869 è in Egitto all’inaugurazione del Canale di Suez, dove per l’occasione realizza un dipinto per il chedivè Ismail Pascià. La fascinazione per l’Oriente è probabile conseguenza degli insegnamenti ricevuti nell’Istituto napoletano da Domenico Morelli, il quale tra i suoi interessi pittorici annovera anche il filone orientalista. In Egitto vive tra Alessandria d’Egitto ed Il Cairo, dove apre un atelier e si fa apprezzare con lavori ispirati dai luoghi esotici in cui si muove. Appassionato di Opera nel 1871 realizza Gli animali cantanti del teatro dell’opera, un serie di caricature raffiguranti il direttore e gli artisti impegnati per la prima dell’Aida, commissionata a Verdi dal chedivè per inaugurare il nuovo teatro dell’opera del Cairo. Nella città egiziana sposa Josephine Garnier, dalla quale avrà un figlio: Giuseppe, cresciuto con i nonni paterni a Specchia. Valente trascorre anche dei periodi in Francia, ma al termine della relazione matrimoniale si stabilisce definitivamente in Egitto. Contratta una grave malattia epatica decide di rientrare in Italia fidando in cure adeguate; la sua speranza risulta vana poiché muore a Napoli nel 1889.

 

Inaugurazione | Mercoledì 22 luglio | ore 18:30 e 20:00

Apertura Mostra | Dal 23 luglio al 7 settembre
Museo Castromediano | Dal martedì alla domenica dalle 9:00 alle 20:00 – ingresso libero

Ex Chiesa San Francesco della Scarpa | Dal lunedì al sabato dalle 9:00 alle 21:00 |
Chiuso domenica e festivi
Ingresso libero

Info e contatti 0832373572 – museocastromediano.lecce@regione.puglia.it
www.facebook.com/MuCastromediano

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