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domenica, Aprile 14, 2024

Heidi e Clara: due storie incredibilmente attuali!

Da Leggere

Annarita Quarta
Annarita Quarta
Laureata in Scienze Bancarie si dedica alla professione di dottore commercialista e si specializza in gestione delle risorse umane. Consegue una seconda laurea in Scienze Religiose a cui fa seguito l'incarico di direttrice dell'Ufficio pastorale del Lavoro della diocesi di Lecce. Attualmente vive in provincia di Lecce e lavora in tutta Italia come consulente presso enti pubblici e privati. Autrice di saggi, tra cui: "Talento, vocazione e lavoro al servizio del bene comune".

Alzi la mano chi non serba, gelosamente, tra i suoi ricordi le emozioni che suscitavano i cartoni animati della propria infanzia.

Forse sarò troppo nostalgica o sognatrice ma nonostante la mia non più giovanissima età mi emoziona ancora, se ne ho la possibilità, vedere qualche puntata del mio cartone animato preferito: HEIDI!

Quanti viaggi ho fatto, con la mia fantasia, tra le montagne svizzere! Adoravo la storia di quella pastorella, mi piaceva la   vita semplice di quei personaggi e quello che mi faceva letteralmente impazzire era vedere il risveglio di Heidi sul suo lettino di fieno illuminato dai raggi del sole che facevano capolino nella baita. Mi sembrava di sentire il profumo di quel fieno.

Proprio giorni fa, non ho perso l’occasione di vedere la versione cinematografica in Tv, forse per la decima volta, e devo dire che, come sempre, suscita in me forti emozioni e riflessioni.

In particolare ho meditato sulle due bambine, Clara ed Heidi.

Ho trovato le loro storie incredibilmente attuali.

Clara una bambina orfana, gestita dalla governante e dalla servitù vittima di una paralisi, oggi si direbbe di origine psicosomatica, a seguito della dipartita della mamma con il   papà che vuole il meglio per la sua bimba ma che è sempre assente per affari.

Heidi, una bimba, anch’essa orfana lasciata, perché ritenuta di impaccio, al nonno che inizialmente fa fatica ad accoglierla, ma che poi viene travolto dalla sua semplicità ed amorevolezza, anch’essa vittima della sete di denaro degli adulti visto che la zia la porta a Francoforte dietro compenso di denaro.

Qualcuno si starà chiedendo cosa si può trovare di tanto attuale in questi personaggi?

Visto la mia esperienza non sono riuscita a fare a meno di pensare ai figli dei nostri tempi.

Ai tanti “Clara” ammalati di solitudine in un mondo, per tanti, pieni di beni materiali ma vuoti d’amore.

Quante volte si sente parlare di bambini iperattivi, con disturbi della sfera emotiva per i quali si fanno    diagnosi di patologie che in realtà, non sempre, sono tali ma il frutto di vuoti presenti nella famiglia e dei condizionamenti sociali.

Esattamente, come il papà di Clara, oggi si instradano i figli in percorsi considerati utili a garantir loro successo e sicurezza, che possano offrire tutto ciò che i genitori desideravano per se stessi e che, poi, non riuscendo ad ottenerlo hanno proiettato sui figli.

Allora ecco bambini di dieci anni con un’agenda piena più di quella di un top manager.

Scuola, dopo-scuola, palestra, ballo, musica, piscina, calcio e tutte le attività di moda col risultato che se poi si chiede se hanno la possibilità di fare una passeggiata ti rispondono di non aver tempo.

Ormai sono passati i tempi in cui si vedevano gruppi di bambini giocare a pallone, per strada, sbucciarsi le ginocchia per una caduta mentre si saltava nella campana disegnata con le pietre di tufo per terra.

Sono sparite tutte quelle attività che Heidi poteva fare, in libertà, nella natura, a piedi scalzi, tra i prati con alimenti genuini.

È facile dire, o meglio giustificarsi, con il solito dire che i tempi son cambiati.

Non posso fare a meno di notare che, nei quartieri più discriminati delle nostre città, ancora è possibile vedere qualche gruppetto di bambini che corre e gioca, forse vestito umilmente, con le mani nere per le cadute ma con le guance rosse, il sorriso e gli occhi che sprizzano gioia e senso pratico di libertà. Questi “reduci del gioco per strada” sono gli Heidi di oggi, che nella loro povertà possono ancora vivere la loro infanzia e che se vengono rinchiusi nelle camerette, eleganti e impeccabili dei bambini di “buona famiglia” esattamente come Heidi portata a Francoforte, si ammalano.

Ci siamo specializzati a crescere ed educare i nostri figli nello stile educativo adottato per Clara.

La formazione, l’educazione, viene affidata a terzi perché la routine lavorativa odierna toglie il respiro.

Non permettiamo loro quella “sana” noia utile a inventare, creare, meditare. E poi? Li vediamo pallidi e diamo la colpa a chissà quale virus, li vediamo tristi e li portiamo dagli psicologi, sono inquieti e in classe si ritrovano con l’insegnante di sostegno, ma non ci passa assolutamente per la mente di pensare che hanno solo bisogno di vivere da bambini!

La nonna di Heidi rappresenta la saggezza, colei che sa guardare oltre e che coglie le vere ragioni del malessere delle due bambine.

Quante nonne sarebbero necessarie ai nostri giorni!

Sarebbe sufficiente, spogliarci del continuo desiderio di possesso, di ricchezza, di apparire e tornare all’essenza della felicità fatta di cose semplici e d’amore.

Quante cose cambierebbero e quanti bambini vivrebbero più felici!

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