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lunedì, Aprile 22, 2024

Indifferenza: ‘Ssettata a nnu scalune pe lla via’

Da Leggere

di Carlo Vincenzo Greco

Nel tessuto frenetico della società moderna, permeata da ritmi accelerati e spesso indifferenti, emerge un grido poetico di consapevolezza e riflessione. Attraverso le parole in vernacolo e incisive di Carlo Vincenzo Greco, il tema dell’indifferenza si trasforma in una melodia avvolgente, svelando le ferite di un’umanità che, immersa nella corsa sfrenata della vita, rischia di perdere il contatto con la propria essenza fraterna. Il poeta, con versi privi di ironia e intrisi di profonda verità, affronta la questione delle vite che corrono senza guardarsi intorno, degli sguardi veloci e distratti, degli abbracci mancati, e dei legami sciolti. In questo contesto, emerge una chiamata alla riscoperta della fraternità, della solidarietà e della consapevolezza della propria umanità condivisa. Il testo che seguirà esplorerà questo tema, dipanando il filo sottile che collega la maniceddha te nnu striu e la cruce, indicando la via verso la riscoperta di legami autentici e di gesti umili, ma potenti, che possono risvegliare la coscienza collettiva: “Segnu te Diu

Ssettata a nnu scalune pe lla via,
nna mamma, spenturata, sta chiangìa.
Te quanta gente ne’era e sta bbetìa
nisciuna s’à fermata cu lla iuta

Cu ddò palore ricche de cunfortu
A iddha ca strengìa su llu core
nnu picciccheddhu senza cchiui la ndore
te la vita, persa a lla mpruisa.

Nnanti a dhu core ormai tantu mmarutu,
nisciunu uci pruàa nnu sentimentu,
nisciunu intra a dh’arma ìa trasutu
pe nu picca te amore a dhu mumentu.

Sulu la maniceddha te nnu striu,
de tante ca se truavanu a passare…
citta preau pe dh’anima stutata,
facenduse la cruce: “Segnu te Diu”.

Carlo Vincenzo Greco, di Lecce, si colloca «tra gli esponenti della letteratura localistica che più possono ambire di fregiarsi del riconoscimento poetico», così come dalla delineazione del ritratto biografico di Gianni Persano.  Due le note particolari: semplicità semantica accompagnata da una intensa espressività poetica. E di lui dice ancora: «Carlo Vincenzo Greco è uguale solo a se stesso» e sebbene uomo di vasta cultura, «è soltanto l’intimità del suo “io” […] a sollecitarlo verso l’esternazione di quei soliloqui» capaci di generare «un’empatica adesione emozionale con chi legge».

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