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lunedì, Giugno 24, 2024

“Chiedimi dove andiamo” di Elena Bisacca

Da Leggere

#Proposta di lettura

Salire su un treno della memoria significa altro che il mero andare a vedere Auschwitz: significa attivare un processo di messa in discussione dei valori, operare un’indagine interiore, ri-conoscere se stessi alla luce di un’esperienza emotiva. Scegliere di attraversare il male, fare esercizio di empatia, confrontarsi con una collettività di coetanei: andare a vedere Auschwitz può diventare per le giovani generazioni un’esperienza politica di elaborazione del presente e di confronto con la contemporaneità”.

Con l’istituzione ufficiale nel 2000 del Giorno della memoria, l’Europa ha scelto di affermare la centralità della Shoah come rappresentazione di un passato comune sul quale edificare la propria identità.
È stato un passo fondamentale, ma con il trascorrere del tempo si corre sempre più il rischio che il 27 gennaio si svuoti di significato, venga banalizzato, e che “andare ad Auschwitz” si trasformi in turismo dell’orrore.
Partendo dall’esperienza ventennale dei treni della memoria, sui quali le scolaresche (e non solo) vanno a visitare i campi di concentramento, Elena Bissaca ragiona sui modi di preservare e trasmettere la memoria ai giovani interrogandosi sul senso e l’efficacia delle iniziative di celebrazione.

Elena Bisacca


Anche attraverso le loro testimonianze, Bissaca racconta come ragazze e ragazzi d’Italia vivono e recepiscono i discorsi sul passato, in che modo affrontano l’esperienza del viaggio e poi la ordinano e interiorizzano all’interno del proprio vissuto.
E fornisce delle indicazioni per affrontare al meglio il lavoro attorno al 27 gennaio evitando di cadere nel voyeurismo, di anestetizzarsi davanti alla tragedia dei campi di sterminio, o di leggerla come unicum del Male perdendo dunque l’occasione che ci parli anche dell’oggi.
Ne viene fuori un testo di educazione alla memoria, una riflessione su come la memoria possa costituire un sistema di valori e non solo una raccolta di ricordi.

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