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domenica, Aprile 14, 2024

Calendario popolare salentino. Febbraio

Da Leggere

Rossella Barletta
Rossella Barletta
Rossella Barletta, esperta di storia locale, da oltre quarant’anni indaga sul patrimonio storico, folklorico, antropologico, artigianale, gastronomico del Salento. Negli ultimi tempi il suo interesse precipuo è rivolto al recupero del lessico dialettale e gergale, prima che cada nell’oblio, coi suoi risvolti umani, sociali e storici. Tantissime le sue pubblicazioni, che possono essere consultate su www.rossellabarletta.it o sul sito edizionigrifo.it.

 Nel mese più corto dell’anno la luce del giorno cresce gradualmente e tale fenomeno è percettibile il 2, giorno della Candelora, quando la tia llunghisce ‘n’ura, il giorno si allunga di un’ora, ed è quasi un annuncio dell’imminente primavera. Tuttavia si possono verificare giornate molto fredde, caratterizzate da nevicate e frequenti gelate, come rammentano alcuni proverbi popolari salentini: febbraru curtu e maru, febbraio corto e amaro; in griko: flevàri condò, mina pricò, febbraio corto e amaro; febbraru mienzu duce e mienzu maru, febbraio mezzo dolce e mezzo amaro; ci febbraru nu febbrariscia, marzu male penza, se febbraio non febbrareggia, marzo male pensa, ossia se durante febbraio non vi è il freddo tipico dell’inverno, lo si deve aspettare durante il mese di marzo; in griko: an o flevàri ‘en flevarìzi, vale ccura ca s’evrìzzi, se febbraio non ghiaccia, stai attento che ti burla; nu dire, amicu, ca febbraru e’ curtu ca cchiui te l’autri misi ole fuecu, non dire, amico, che febbraio è corto perché più degli altri mesi richiede fuoco (nel camino) per riscaldarsi; in griko: pedìmulo o flevarì, e’ ppleo chìru ca o iennàri, figlio…di mulo è febbraio, peggiore di gennaio.

I due ultimi giorni di febbraio e i primi del mese successivo si dicono li giurni te la écchia, i giorni della vecchia, perché sono particolarmente freddi.

1-3-8 In questi giorni del 1970 cinque speleologi del Gruppo Speleologico Salentino “P. De Lorentiis” di Maglie raggiunsero Porto Badisco dove scoprirono la “Grotta dei Cervi” (periodo paleolitico), ritenuta il “santuario della preistoria”: uno straordinario complesso di pitture rupestri, datato tra i 4.500-6.000 anni a.C., il più importante d’Europa nel suo genere. I pittogrammi raffigurano scene di caccia, motivi cruciformi, l’ormai famoso stregone danzante, ecc. ecc.: sono il segno di attività sacrali e di iniziazione in un luogo considerato il ventre della Madre Terra.

Il gruppo degli scopritori era costituito da: Severino Albertini, Enzo Evangelisti, Isidoro Mattioli, Remo Mazzotta, Daniele Rizzo, Nunzio Pacella (geologi) e Pino Salamina (fotografo).

Libri dell’autrice Rossella Barletta

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