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sabato, Aprile 20, 2024

Mercoledì delle Ceneri e  il tempo di Quaresima

Da Leggere

Rossella Barletta
Rossella Barletta
Rossella Barletta, esperta di storia locale, da oltre quarant’anni indaga sul patrimonio storico, folklorico, antropologico, artigianale, gastronomico del Salento. Negli ultimi tempi il suo interesse precipuo è rivolto al recupero del lessico dialettale e gergale, prima che cada nell’oblio, coi suoi risvolti umani, sociali e storici. Tantissime le sue pubblicazioni, che possono essere consultate su www.rossellabarletta.it o sul sito edizionigrifo.it.

Il mercoledì delle Ceneri era consuetudine recarsi in chiesa per ricevere sul capo la cenere benedetta, simbolo di penitenza, ottenuta dalla combustione delle palme dell’anno precedente, pure esse benedette. Liturgicamente comincia il periodo di Quaresima o quadragesima (da quadragesima dies) ossia “il quadragesimo giorno” avanti la Pasqua, ovvero il periodo di quaranta (giorni), un tempo dominato dal lungo periodo di astinenza e dall’incubo della penitenza.

Nella simbologia occidentale il numero quaranta indica il castigo e il pentimento nonché il periodo di attesa e di preparazione verso un avvenimento singolare. Nelle scritture bibliche al suddetto numero si collegano le tappe maggiori della storia della salvezza: Saul, Davide e Salomone regnarono quarant’anni; l’alleanza con Noè seguì i quaranta giorni del diluvio; Mosè rimase sul Sinai, digiunando, quaranta giorni prima di ottenere le dodici tavole; Gesù predicò quaranta mesi e, risuscitato, dopo quaranta ore di permanenza nel sepolcro, apparve ai suoi discepoli nei quaranta giorni precedenti l’Ascensione.

Il numero quaranta segna il compimento di un ciclo che conduce ad un cambiamento, ad un passaggio di vita. La definizione di “quarantena”, oggi è riferita al numero dei giorni di isolamento forzato imposto ad individui o ad animali provenienti da aree infette; nelle credenze funebri dei popoli che effettuano riti di purificazione, significa che la spoglia si libera completamente di tutte le sue anime e raggiunge la sua definitiva dimora, togliendo ai parenti del defunto le ultime proibizioni del lutto.

In alcuni centri del Salento, tra le regole di comportamento individuale sancite per l’osservanza del lutto, vi era quella secondo la quale gli uomini, dopo quaranta giorni dalla morte di un congiunto o di un parente, si potevano inserire a pieno titolo nella vita sociale.

Nel linguaggio dialettale salentino il nome della Quaresima, diventa Quaremma o Caremma ed allude ad una pupattola di stoffa rozza, raffigurante una vecchia goffa, vestita a lutto, che già il mercoledì delle Ceneri veniva esposta alle finestre di alcune abitazioni o appesa ai crocicchi dei rioni più popolari.

Si illustrerà successivamente la sua figura insieme al significato di digiuno e astinenza.

Tratto da Quale santo invocare, Feste e riti del calendario popolare salentino, Lecce, 2013

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