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lunedì, Giugno 24, 2024

San Valentino, “l’amore” al tempo del consumismo

Da Leggere

Rossella Barletta
Rossella Barletta
Rossella Barletta, esperta di storia locale, da oltre quarant’anni indaga sul patrimonio storico, folklorico, antropologico, artigianale, gastronomico del Salento. Negli ultimi tempi il suo interesse precipuo è rivolto al recupero del lessico dialettale e gergale, prima che cada nell’oblio, coi suoi risvolti umani, sociali e storici. Tantissime le sue pubblicazioni, che possono essere consultate su www.rossellabarletta.it o sul sito edizionigrifo.it.

Se, per caso, si dovesse scrivere un racconto in chiave moderna in grado di privilegiare l’”attualità” di un santo italiano, al fine di constatare quanto sia sentito particolarmente vicino dai fedeli o sia oggetto d’invocazione, la figura di san Valentino solleciterebbe richiami terreni, di puro consumismo, benché protegga un nobile sentimento qual è l’amore. Non proprio quello universale, fra i popoli, ma quello che nasce tra due persone e le tiene unite da un rapporto che va oltre il semplice affetto.

Mi pare di potere affermare che siamo dinanzi ad un caso di assenza di comune devozione verso un santo nei confronti del quale non si registra alcun debito di fede per una grazia ricevuta. L’abbinamento poi con l’incremento di alcuni consumi, aumenta il cono d’ombra entro cui lo si trova e accentua gli interrogativi su chi sia stato e sul suo patrocinio rivolto agli innamorati, al centro di una festa popolare laica dagli interessi prettamente commerciali.

È noto che il 14 febbraio gli innamorati di tutto il mondo si scambiano regali e gingilli prevalentemente a forma di cuore, realizzati con materiali diversi, a volte preziosissimi, proposti da aziende internazionali con un carico pubblicitario da capogiro, costruito sulle ossa di un santo che giace, sconosciuto ai più, nella parrocchiale di Lurago Marinone, in Lombardia, nel Comasco.

Nel Medio Evo, soprattutto in Francia e in Inghilterra, si credeva che il 14 febbraio fosse il giorno che segnava il risveglio annuale alla vita, in cui gli uccelli, sotto l’impulso dei primi tepori primaverili, si accoppiavano e nidificavano. Così divenne il giorno degli innamorati e il santo, che casualmente veniva ricordato in quella data, venne eletto protettore degli innamorati. Pare anche degli epilettici!

La storia di san Valentino martire è tuttora incerta e molte sono le leggende. Secondo una versione fu un presbitero romano che visse nel terzo secolo dopo Cristo, al tempo dell’imperatore Claudio detto il Gotico che lo fece decapitare per non avere voluto rinunciare alla fede cristiana. Un’altra dice che venne decollato da Placido, prefetto di Roma; un’altra ancora che sia stato vescovo di Terni e sepolto su di una collinetta (sulla Via Flaminia) dove poi sorse una basilica.

Si tramanda che i monaci benedettini, nel primo Medio Evo, custodi dell’accennata basilica, hanno fatto conoscere il santo nei monasteri situati soprattutto nei citati Paesi europei dove diventò il patrono dei fidanzati. Nacque il motto “a san Valentino ogni valentino sceglie la sua valentina” e l’usanza dei bigliettini teneri e spiritosi, i valentini, documentata in Inghilterra fin dal XV secolo. Successivamente la festa è emigrata in America da dove è tornata a noi trasformata in una ricorrenza sottolineata dallo scambio di doni, a volte costosi, promossi dall’industria per incrementare le vendite. Sarebbe interessante scoprire chi è stato colui che, per primo, ha legato la produzione della varietà di gingilli più sopra citati, che gli innamorati si scambiano il giorno di san Valentino, giurandosi amore eterno.

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