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lunedì, Giugno 24, 2024

Chat e vuoti emotivi: alla ricerca delle relazioni perdute

Da Leggere

Annarita Quarta
Annarita Quarta
Laureata in Scienze Bancarie si dedica alla professione di dottore commercialista e si specializza in gestione delle risorse umane. Consegue una seconda laurea in Scienze Religiose a cui fa seguito l'incarico di direttrice dell'Ufficio pastorale del Lavoro della diocesi di Lecce. Attualmente vive in provincia di Lecce e lavora in tutta Italia come consulente presso enti pubblici e privati. Autrice di saggi, tra cui: "Talento, vocazione e lavoro al servizio del bene comune".

Quante volte vi trovate a svuotare la memoria del vostro cellulare dalle infinite immagini che vi arrivano attraverso le chat più comunemente utilizzate?
Personalmente, capita spesso, troppo spesso!
Quando iniziammo ad usare questi strumenti pensavo che fossero un buon mezzo per comunicare velocemente.
Un semplice ciao oppure un come stai, era un modo per dire che stavi pensando al destinatario di quel messaggio.
Col passare del tempo, però, tutto ciò è diventato assurdo e ridicolo.
Non dite: “ecco la matusa di turno, nemica dei mezzi di comunicazione social sguaina la sua spada!
Sarò anche arretrata ma vorrei che mi venisse spiegato che senso ha, al mattino o in qualsiasi momento della giornata, mandare anzi “inoltrare” immaginette che, per carità, possono anche essere graziose, contenenti qualche aforisma o citazione.
Mi direte: “è un pensiero, un saluto”.
Sarà, a me sembra un esercizio molto poco ludico, per niente ricreativo e per giunta anche superficiale.
Mi chiedete il perché?
Rispondo subito.
Vi immaginate cosa significhi ricevere una bella figurina con un pupazzetto sorridente con su scritto: sorridi alla vita! Ogni giorno è speciale!
E poi, dall’altra parte, chi lo riceve sta passando un periodo difficile,oppure ha appena ricevuto una notizia nefasta o nella peggiore delle ipotesi sta ad un funerale! Il minimo che vi meritereste è il turpiloquio.
Questo per dire che sarebbe più logico inviare un messaggio in cui si chiedono notizie del proprio amico/conoscente e che, intrinsecamente,comunica interesse ed attenzione.
Un messaggio che presuppone una risposta di ritorno tale da consentire di valutare lo stato d’animo e le situazioni che sta vivendo l’altro.
Ma inviare le figurine che significato ha?
La ciliegina sulla torta è, poi, che se non si risponde con analoga figurina contenente perle di saggezza o un semplice ciao il mittente si offende.
Non è che, dopo due tre giorni di silenzio, si pone qualche interrogativo del tipo: non sta bene? È molto impegnato?
È successo qualcosa? E di conseguenza manda un messaggio più personale o fa una telefonata.
No! Non solo si offende ma ti “blocca” ti “elimina” o se, malauguratamente, si fa parte di una chat di gruppo, il povero disgraziato diventa oggetto di pettegolezzi, offese e via di seguito.
Ma questo è comunicare?
Mah, io ho seri dubbi.
Ancora oggi se ho veramente voglia di manifestare interesse per qualcuno, amo aprire le chat con un semplice “come stai” e solo dopo aver ricevuto risposta proseguire il dialogo.
Meglio ancora superi la possibilità chat e chiami direttamente.

Non so se ci stiamo rendendo conto che queste chat sono diventate uno strumento che invece di avvicinare, stanno allontanando
Sarò malinconica ma a me mancano le telefonate, anche brevi, di qualcuno o gli appuntamenti per sorseggiare un caffè o una tisana.
Oggi è tutto veloce.
L’ immaginetta è un surrogato del pensiero gentile che ti fa sentire con la coscienza a posto.
Ma poi?
Mi viene da sorridere quando in certe giornate da più persone mi arrivano immagini uguali.
Mi viene in mente quando facevamo la raccolta delle figurine per gli album.
Almeno, a quei tempi, i “doppioni” potevamo scambiarli per completare l’album.
Ora puoi solo cliccare su “elimina” svuoti un po’ di memoria sul tuo cellulare e via fino alla prossima pulizia.
Ma a voi sembra normale? A me pare che siamo stati capaci di inquinare proprio tutto!
Anche le relazioni umane.

Libro dell’autrice:

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