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martedì, Aprile 23, 2024

Perché non sono d’accordo col femminismo

Da Leggere

Flavio Carlino
Flavio Carlinohttp://ilgiornaledelsalento.it
Avvocato e Dottore Commercialista Pubblicista

Ho due figlie femmine e non le ho mai considerate inferiori a nessun uomo, anche perché da loro imparo quotidianamente qualcosa. Ma il femminismo, all’ombra dei femminicidi, non la pensa così. Ormai esso, attraverso la denuncia di uccisioni, violenze e abusi di ogni genere, l’attribuzione di tutte le responsabilità al genere maschile, senza distinzione alcuna, è alla deriva. Secondo le femministe gli omicidi non sono attribuibili solo a chi li esegue materialmente, ma al genere maschile per via del patriarcato che ha imperversato fino agli anni duemila. Come dire che tutti gli uomini sono responsabili degli omicidi che si verificano nei confronti delle donne. Se ciò è vero potremmo anche dire che se una donna si prostituisce, con tutto il rispetto per il mestiere e per le donne che lo fanno, tutte le donne sono prostitute. Ma se faccio uso di questo parallelismo rischio che le femministe mi dicano che sono impazzito. Ho dedotto questo dal cartello che compariva nella manifestazione di protesta contro l’uccisione di Giulia Cecchettin, nel quale era riportata la seguente scritta: “Il violento non è un malato, ma il figlio sano del patriarcato”. Pesantemente offensiva. Non tollero un tale pensiero. Io non sono mai stato né patriarca, né violento. Quindi? Perché tale generalizzazione!   

Non posso non pensare che un siffatto pensiero sia un retaggio sessantottino usato dalle militanti di un movimento politicizzato e strumentalizzato da quei partiti che non riescono a fare politica senza infangare l’avversario. Quindi, la soluzione quale sarebbe? Dato che la società è malata di “patriarcalismo” si potrebbero giustiziare tutti gli uomini, così da risolvere il problema alla radice. Il genocidio è la soluzione. Anche in questo caso, va tutto al contrario, come dicevo nel mio editoriale di domenica. Vi è un capovolgimento della realtà: gli assassini (malati) sono i sani, mentre i sani sono i veri malati. Quindi io sarei un malato. Pertanto non è importante trovare l’assassino e punirlo, quanto, piuttosto, estirpare il male distruggendo le basi sociali e culturali della società, soprattutto della cellula principale di essa, ossia la famiglia, quella patriarcale, poiché lì avrebbero origine tutti i mali antifemministi, tutti gli atti di violenza sulle donne.

Bella teoria. Tuttavia, mi pare molto simile a qualunque forma di fondamentalismo conosciuta, basata su una chiara volontà di distruggere ogni valore nel più alto nome, in questo caso, della parità di diritti tra uomo e donna. Peccato che tutto questo sia inutile dal momento che questa parità esiste già da diverso tempo. Allora sarà fanatismo? Radicalismo? A mio modesto parere, credo proprio che sia così visto che ad avere un rapporto così bello con le mie figlie non sono l’unico. Infatti, non ho mai visto nessuno dei miei amici, clienti, parenti, conoscenti comportarsi da “patriarca”.        

Non uno, ma tutti, è lo slogan che colpevolizza l’uomo. Ogni volta che vi è un femminicidio bisognerebbe arrestare tutti gli uomini? Ma fino a quando le femministe indicheranno l’intero genere maschile, nessuno si concentrerà davvero sul problema reale della violenza sulle donne, poiché “tutti” significa “nessuno.”

La verità è che il patriarcato non esiste più. Chi uccide è malato e basta. I bravi uomini non sono malati. Quelli sono bravi e tali restano anche in quest’epoca “femminista”. Oggi comandano le donne. Non si possono attribuire i mali di oggi ad un patriarcato che non c’è più. Il femminismo fanatico alza un muro tra maschi e donne e distrugge le regole che disciplinano la società. Accettare la teoria “femminista” significherebbe accogliere la teoria di un mandante comune, generale, per crimini che segnano rappresentano la più totale disconnessione dalla società e dalla e famiglia. I crimini contro le donne sono il frutto di un narcisismo profondamente malato e, pertanto, violento, che s’impossessa di menti fragili e, in quanto tali, aggressive, e non va confuso con l’islamismo giunto nel nostro Paese che impone il niqab o il burqa e sottomette mogli e figlie. Riflettiamoci.

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