Una ricerca di Valentino Nizzo identifica nella reliquia conservata ad Altamura quella documentata nel Cinquecento nel territorio di Patù e apre una nuova prospettiva sull’origine di Siminiano e della leggenda della Centopietre. Documenti, monumenti e indizi finora rimasti separati compongono un quadro ricostruttivo inedito che collega Vereto e il Capo di Leuca alla Francia e alla Spagna, dalla via Francigena al Cammino di Santiago, a Carlo Magno e Orlando e alle grandi reti culturali dell’Europa rinascimentale.
I risultati della ricerca sono stati presentati oggi nella sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto a conclusione della seconda campagna di scavi archeologici nel sito di Vereto, a Patù (Lecce), nell’ambito del progetto del Comune “La costa ionica tra greci e indigeni: Torre San Gregorio, Approdo di Vereto”
Una reliquia venerata da secoli ad Altamura può essere oggi ricondotta con una convergenza documentaria praticamente certa al territorio di Patù e Leuca. E la misteriosa figura di Siminiano, il cavaliere che secondo la tradizione sarebbe morto combattendo al fianco di Carlo Magno e sarebbe stato sepolto nella Centopietre, acquista per la prima volta una spiegazione storica inserita nella circolazione europea delle leggende, dei pellegrinaggi e della cultura cavalleresca fra Medioevo e Rinascimento.
Sono alcune delle acquisizioni della ricerca presentata oggi nella sede di Lecce della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto da Valentino Nizzo, professore di Etruscologia e Archeologia dell’Italia preromana all’Università di Napoli L’Orientale e direttore del progetto DiscoVereto.
Il punto di partenza è uno dei monumenti più celebri e discussi del patrimonio storico e architettonico dell’Italia meridionale: la Centopietre di Patù, riconosciuta monumento nazionale nel 1875. Oggi il bene è al centro di un contenzioso tra il Comune e i proprietari del monumento relativo al riconoscimento della servitù di uso pubblico sull’area. Intanto, il grave stato di degrado e incuria in cui versa il monumento, con gli affreschi ormai quasi del tutto scomparsi e diverse lastre di copertura fratturate e pericolanti, ha spinto l’Amministrazione comunale ad avviare la procedura per richiederne l’esproprio al Ministero della Cultura. L’obiettivo è intervenire con un progetto di messa in sicurezza, restauro conservativo e valorizzazione, migliorando le condizioni di accessibilità e fruizione pubblica del sito.
Considerata per decenni una costruzione megalitica, preellenica o messapica, è oggi riconosciuta come medievale, pur continuando a porre interrogativi sulla sua precisa cronologia e sulla funzione originaria. La sua storia scientifica è quindi già, di per sé, una lezione di metodo: un monumento può cambiare radicalmente significato quando viene osservato senza costringerlo entro un’interpretazione precostituita.
È lo stesso principio che ha guidato DiscoVereto, la campagna di scavi condotte dall’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” sotto la direzione scientifica di Valentino Nizzo, in regime di concessione del Ministero della Cultura e con la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto. Le ricerche sono state rese possibili dall’iniziativa del Comune di Patù, che ha promosso il progetto sul territorio e ha destinato alle attività archeologiche dapprima risorse del PNRR Storie Meridiane e successivamente quelle del programma regionale SMART-In.
Vereto fu uno dei principali centri messapici del Salento, in posizione strategica nel promontorio leucadense e in relazione con gli approdi di Leuca e San Gregorio, lungo una delle aree di raccordo fra penisola italiana e Mediterraneo orientale. Dopo le fasi preromane, la città continuò a trasformarsi con la romanizzazione e a essere frequentata fino alla tarda antichità quando venne improvvisamente abbandonata, secondo la leggenda − insieme a Leuca − in seguito alla battaglia di Carlo Magno contro i Mori nella piana di Campo Re.
Proprio per questo il progetto DiscoVereto è stato concepito fin dall’inizio come una ricerca diacronica, capace di seguire stratigraficamente l’intera vicenda dell’insediamento, fino alle sue fasi più recenti. Dal 18 maggio al 2 ottobre 2026, con una pausa durante i mesi estivi, due campagne per complessive dieci settimane hanno interessato la collina di Vereto e, nella seconda fase, San Gregorio, approdo dell’antica città.
Gli scavi stanno restituendo proprio quella profondità cronologica ricercata dal progetto. Nelle aree indagate sono emerse strutture e livelli relativi alle ultime fasi di vita e frequentazione dell’insediamento, fra età romana e tarda antichità; al di sotto, le stratigrafie e i materiali riportano alle fasi messapiche, arcaiche e della prima età del Ferro, con tracce di frequentazioni, forse, ancora più antiche. Già la prima campagna aveva documentato strutture databili tra III e VI secolo d.C. insieme a materiali messapici e testimonianze delle prime fasi di vita nell’area della c.d. acropoli.
Fin dall’inizio il cantiere è stato concepito non come uno spazio chiuso agli specialisti ma come una esperienza di archeologia pubblica e partecipata, aperta quotidianamente alla collettività e accompagnata da visite guidate, incontri, attività per le scuole e iniziative culturali, in settembre estesi anche all’approdo di San Gregorio. Nel corso di dieci settimane, si contano nell’ordine delle migliaia le persone e delle centinaia gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado che hanno potuto visitare gli scavi, ai quali si aggiungono quanti hanno seguito quotidianamente la ricerca attraverso il sito leucantica.it, i canali social @DiscoVereto e YouTube @Etruschannel. L’obiettivo è condividere non soltanto i risultati, ma anche il processo della ricerca: mostrare come nasce un dato archeologico, come cambia un’interpretazione e perché la conoscenza del patrimonio costituisca la prima forma della sua tutela.
La presentazione del 5 ottobre costituisce soltanto la prima restituzione pubblica della ricerca. I risultati saranno pubblicati nelle prossime settimane nel catalogo del Museo Archeologico di Vereto, curato da Mariangela Sammarco, nel contributo dedicato da Nizzo alla storia di Vereto dalle origini alla romanizzazione e alla costruzione della sua memoria.
La ricerca sarà quindi ulteriormente sviluppata in una monografia dedicata, nella quale potranno essere approfondite la storia documentaria della Centopietre, la vicenda della reliquia, le origini della tradizione di Siminiano e i confronti europei emersi dall’indagine.
DICHIARAZIONI
“Con particolare attenzione e profondo interesse apprendiamo i risultati di questa ricerca storico-documentaria e archeologica. Questa duplice indagine rivela il valore culturale e umano della ricerca storica per le nostre comunità: scavare nel terreno o tra le carte d’archivio non significa soltanto riportare alla luce reperti o decifrare documenti, ma riscoprire vive testimonianze di fede e devozione cristiana che il tempo ha nascosto con l’oblio della memoria. L’auspicio è che questa accurata ricostruzione delle nostre radici storiche e spirituali non rimanga confinata nell’ambito degli studi specialistici, ma sia pienamente condivisa con le comunità locali. Conoscere e riappropriarsi di questa memoria collettiva consentirà di ridare vita e nuova prospettiva ai nostri monumenti dell’antichità cristiana, offrendo ai cittadini e ai visitatori una chiave di lettura più consapevole del nostro patrimonio spirituale e culturale”, Monsignor Vito Angiuli, vescovo di Ugento – Santa Maria di Leuca (estratto, dichiarazione completa in allegato)
“La ricerca dimostra ancora una volta quanto conoscenza e tutela siano strettamente connesse. La Centopietre costituisce un bene di eccezionale rilevanza per il patrimonio culturale del territorio e la possibilità di rileggerne la storia all’interno di un quadro così ampio rafforza ulteriormente l’esigenza di garantirne studio, conservazione, accessibilità e valorizzazione. D’intesa con il Comune di Patù stiamo lavorando per avviare le procedure di esproprio del monumento. Questo consentirà non solo l’esercizio della tutela, ma anche la valorizzazione di un bene identitario per il Capo di Leuca e per il Salento”, Antonio Zunno, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto
“Finalmente Centopietre viene fuori ‘dall’abbandono cui parevano condannate per sempre’ come scriveva Adriano Prandi nel 1961. Le nuove acquisizioni sul Monumento, frutto delle ricerche del professor Valentino Nizzo all’interno della più ampia cornice del progetto Leucantica e della campagna di scavo Discovereto, incoraggiano l’Amministrazione Comunale di Patù a proseguire quella che, da 10 anni a questa parte, è una vera e propria battaglia finalizzata a sottrarre all’abbandono il Monumento e l’area circostante, la necropoli di Campo Re, per puntare ad una sua adeguata tutela, mediante importanti azioni di restauro e valorizzazione. La nostra recente decisione di chiedere al Ministero della Cultura, per il tramite della Soprintendenza, l’avvio della procedura di esproprio è risultata l’unica strada percorribile, considerata l’inerzia della proprietà, che non ha mai effettuato nessun intervento sul bene, e l’impossibilità di raggiungere un qualsiasi tipo di accordo per perseguire quello che dovrebbe essere l’obiettivo comune della sua salvaguardia. Questa virtuosa collaborazione tra Soprintendenza, Università Orientale, Diocesi di Ugento e Comune di Patù, con il sostegno determinante delle associazioni e della comunità locale, determinerà lo sviluppo di una virtuosa dinamica di crescita culturale e turistica per l’intero territorio del Capo di Leuca”, Gabriele Abaterusso, sindaco di Patù
“DiscoVereto, grazie all’impegno del comune di Patù e alla fiducia della Soprintendenza, è nato con l’ambizione di comprendere una città nella sua intera storia. Essere specialisti del mondo preromano non significa cercare soltanto ciò che appartiene a quell’epoca: significa applicare il metodo archeologico senza pregiudizi, documentando tutto ciò che il terreno restituisce, dalle fasi più recenti alle più antiche. È stato proprio questo atteggiamento, cuore del più ampio progetto di ricerca Leucantica, a riportarci dalla Vereto messapica e romana alla Centopietre, alla costruzione della memoria medievale e rinascimentale e al confronto tra mondo cristiano e mondo musulmano. Mettendo insieme documenti e indizi che erano sempre rimasti separati è emerso un quadro che non avevamo previsto e che colloca Patù e il Capo di Leuca in una dimensione culturale pienamente europea. Se questo è stato possibile lo si deve a tutti quelli che fin dal primo momento hanno collaborato generosamente al progetto e l’hanno sostenuto e, soprattutto, ai giovani studenti dell’università di Napoli L’Orientale e di altri Atenei che hanno partecipato attivamente alla ricerca in questi intensi mesi”. Valentino Nizzo, professore di Etruscologia e Archeologia dell’Italia preromana, Università di Napoli L’Orientale e direttore di DiscoVereto.
Dichiarazione Vescovo Angiuli – DiscoVereto
DiscoVereto
Web: leucantica.it
Instagram e Facebook: @DiscoVereto
YouTube: @Etruschannel
Link San Giovanni e Centopietre immagini immersive:
https://seekbeak.com/v/GOAzAka6qQp
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