Lecce – Genoa. Quasi una cronaca di una sconfitta annunciata

Da Leggere

Tonio Rollo
Tonio Rollo
Docente di religione cattolica e giornalista

Cambiano i campi da gioco, cambiano gli avversari, cambiano anche gli undici del Lecce, ma la situazione complessiva sembra che non stia cambiando.

La partita, di certo non bella e al limite dello sconforto, si è chiusa con un niente di fatto, letteralmente parlando. Qualcosa nei primi minuti sembrava stesse cambiando, la squadra di Di Francesco sembrava volesse fare qualcosa di nuovo incalzando la squadra di De Rossi già dalla sua metà campo. Sembrava che la partita scialba con la Juve e quella disastrosa con il Frosinone avessero resuscitato i salentini. Ma quel che “sembrava” nelle speranze dei tifosi giallorossi è stato distrutto dalla fascia sinistra ligure che ha fatto sbattere contro la realtà della decima partita, contro la settima sconfitta stagionale, Coppa Italia a parte.

Lo schieramento vede qualche rimaneggiamento con l’inserimento al centrocampo di Goter accanto a Ngom e Maleh, un tridente d’attacco formato da Monteiro, Stulic e N’Dri e una difesa un po’ rivoluzionata con Tiago Gabriel, Siebert, Danilo Veiga e Antonino Gallo. Novità determinate dai tanti infortuni, troppi, e a questi si aggiunge anche quella di Monteiro. Una disposizione che ha lasciato diversi spazi vuoti e soprattutto a uno come El Shaarawy che dalla sua fascia ha messo lo zampino nei due goal e per pochi centimetri non ha messo la firma della lista dei marcatori.

Dalla parte opposta del campo si è assistito alla giornata-no di N’Dri, del quale si apprezza la forza e la tenacia nel cercare di saltare l’avversario, ma ieri si è trovato di fronte un Vasquez invalicabile. Ha provato e ri-provato, cercato e ri-cercato a saltare i difensori, ma ieri non era giornata. Sembrava voler arrivare in porta con tutta la palla dimenandosi come in una gara di slalom gigante. Ma nulla di fatto! La situazione strana che sembrava che tutta la squadra giocasse per lui, cercando di raggiungerlo anche con lanci lughi a tagliare il campo, anche se dall’altra parte lo trovavano in versione capolinea.

Solo dalla velocità e dai piedi di Gallo soni venuti alcuni cross in area per Stulic e un tiro vero da fuori area, unico modo per impensierire Bijlow, portiere genoano.

La prima frazione di gioco stava dando un’altra illusione, quella del pareggio. Alle reti di Osmajic e Messias, il Lecce ha risposto con una rete su punizione di Maleh deviata in porta dalla barriera e, allo scadere, con una rete di Stulic su imbeccata caparbia proprio di Gallo. Ma l’arbitro Marchetti richiamato dal VAR annulla per fallo di mano. Scelta molto dubbia per un rimpallo sul braccio attaccato al corpo dell’attaccante serbo.

Non è stata l’unica decisione discutibile del direttore di gara. Sempre più le conduzioni di gara sembrano in balia del capriccio e dell’umore degli arbitri. La mancanza di regole certe porta ad alimentare il malumore e lo sconcerto di chi gioca e di chi vede la partita.

Il secondo tempo è stato tutto da dimenticare. Partita scialba senza grandi sussulti, se non per qualche sporadico e debole tentativo di cambiare le sorti dell’incontro. Un palo per il Genoa con il Faraone e un flipper sulla linea di porta che Esteban non sfrutta.

La classifica del Lecce si sta facendo delicata, anche a causa di un gioco molto discutibile e poco incisivo e comunque in linea con quanto visto nelle ultime prestazioni.

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