“Sopravvissuta – storie di chi ha spezzato le catene”, a Lecce un incontro dedicato alla lotta contro la violenza di genere

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Giovedì 5 novembre alle ore 18.00 presso Manifatture Knos (Carroponte).
Ospiti le testimonianze dirette di Giulia e Dosolina, insieme alla Dott.ssa Margherita Donaera e ad Amelia Grasso.

“Aprire la bocca, alzare la voce, dissentire, lasciare andare, significa rompere il circuito, significa smettere di vestire i panni che ci hanno hanno cucito addosso dalla nascita” – scrive Amelia Grasso, vicesegretaria del circolo cittadino dei Giovani Democratici – “significa scegliere di essere un altro tipo di donna, una donna-non angelo che non deve accudire nessuno, che può guardare altrove, una donna scomoda.
Significa avere il coraggio di rompere gli schemi e la forza di affrontarne le conseguenze.”

Da questa necessità nasce “Sopravvissuta”, un evento- testimonianza creato dalle donne per le donne, dove l’intervento politico di sensibilizzazione sul territorio del circolo dei Giovani Democratici incontra l’esperienza clinica della dott.ssa Donaera.

L’appuntamento si terrà giovedì 5 novembre, a partire dalle ore 18:00, presso gli spazi del Carroponte alle Manifatture Knos di Lecce.

Al centro dell’incontro ci saranno le testimonianze dirette di Giulia e Dosolina, che racconteranno la loro storia di rinascita e riscatto. L’evento intende restituire una dimensione reale e concreta all’emergenza sociale della violenza di genere, i cui dati sul territorio pugliese registrano numeri in costante aumento.

Questa non è un’emergenza da ricordare soltanto in occasione di una ricorrenza o dell’ennesimo episodio di cronaca, ma una responsabilità sociale quotidiana, che impone di investire nella prevenzione, nell’educazione affettiva e sessuale, in reti di sostegno realmente accessibili ma, soprattutto, in un cambio di mentalità.

È necessario comprendere che la permanenza in una relazione abusante non può essere interpretata attraverso la semplicistica domanda “perché non se n’è andata?”.

“E prima ancora di essere una professionista che studia questi fenomeni e che si prende cura delle vittime, sono io stessa una sopravvissuta.
So quanto possa essere difficile trovare le parole per raccontare ciò che si è attraversato, soprattutto in una società che troppo spesso chiede alle vittime di giustificare il proprio dolore, anziché interrogarsi sulla responsabilità di chi lo ha provocato.
Dare fisicamente voce alle sopravvissute significa non guardare con pietà, non definire la persona per ciò che ha vissuto ma per il modo in cui lo ha superato, perché è il silenzio che protegge chi quella violenza l’ha esercitata” dichiara la dottoressa Donaera.

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