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martedì, Aprile 23, 2024

La prospettiva economica mondiale

Da Leggere

Flavio Carlino
Flavio Carlinohttp://ilgiornaledelsalento.it
Avvocato e Dottore Commercialista Pubblicista


“A causa della mancanza di lungimiranza e di immaginazione costruttiva, le autorità finanziarie e politiche del mondo non hanno avuto il coraggio o la convinzione in ogni fase del declino di applicare i rimedi disponibili in dosi sufficientemente drastiche; e ormai hanno permesso al collasso di raggiungere un punto in cui l’intero sistema potrebbe aver perso la sua resilienza e la sua capacità di rimbalzo “
                                                                John Maynard Keynes, 1932

Apro con un pensiero del grande Keynes contenuto in un saggio, pubblicato nel maggio del 1932, qualche anno dopo la grande crisi, su “The Atlantic Monthly”, dal titolo “La prospettiva economica mondiale”, sulla quale l’economista s’interrogava. Argomento che oggi è più attuale che mai, dato che tutti, ma proprio tutti, ci chiediamo dove andranno a parare le economie degli Stati di tutto il mondo ed in particolare quella italiana.

John Maynard Keynes

Il tema è serio e spesso qualcuno si arrabbia se dico che una sfilza di governi, come quelli dell’ultimo decennio, ha fatto più danni della stessa crisi che ebbe inizio nel primo decennio del nuovo millennio. D’Alema, Amato, Prodi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte. Una formazione per l’Italia da fare invidia ai migliori Stati del mondo. Dal 2000 ad oggi un disastro paragonabile solo al periodo a cui si riferiva Keynes nel saggio. Crollo del Pil, del commercio estero, della produzione industriale, dell’occupazione, degli investimenti e così via.

L’economia italiana non cresce dall’inizio del secolo, ossia, da quando il Pil cinese ha superato il nostro o, se si preferisce, dal debutto dell’euro. La crescita cumulata è stata del 2,8%, contro il 22,2% dell’Eurozona o il 27,1% dell’Ue. Nell’ultimo ventennio la variazione media annua del Pil italiano ha oscillato attorno allo 0,2%, contro l’1,3% medio dell’Europa.

Certo, non sono grandi numeri nemmeno per l’Europa, se si pensa che il Pil USA, tranne nel biennio 2008/2009, non è mai sceso sotto l’1,5%, per poi tornare al 2.2% nel biennio 2018/2019.

Ma l’Italia si è sempre distinta in questo. Negativamente, ma lo ha fatto. In Italia, al fenomeno mondiale, si è aggiunto quello locale, che ha fatto ancora più danni, quasi come quelli di una catastrofe dalle dimensioni incalcolabili.

E Keynes aveva ragione. Le autorità finanziarie e politiche del mondo non hanno avuto il coraggio di applicare rimedi drastici nelle fasi del declino, permettendo alla crisi di sopraffarci.

Oggi viene da chiedersi se tali autorità non abbiano il coraggio o, invece, non vogliano fare nulla per risolvere la crisi. Per quali motivi? Gli affari.

La Cina sarà la potenza dominante del mondo, superando gli USA. Le multinazionali saranno le uniche potenziali concorrenti, le quali faranno una corsa ai profitti pagando sempre meno tasse, perché mi chiedo a chi pagheranno le tasse le imprese i cui proprietari vivono in un Paese, costruiscono una fabbrica in un altro, vendono i loro prodotti in un altro ancora è investono gli utili nell’ultimo senza rivendicare la stabile organizzazione in nessuno di essi.

Quale futuro ci aspetta?

Il dilemma non è di facile risoluzione se si pensa che a quel punto l’era del lavoro a vita sarà finita, grazie alla rivoluzione informatica che sostituirà definitivamente le persone con i computer.  

Vi sarà un incremento del divario tra ricchi e poveri, che già aumentano di giorno in giorno, e ciò provocherà dei disordini sociali. Le classi emarginate si trasformeranno in criminalità e regnerà il caos totale, che verrà alimentato dalle lobby dei potenti anche con la diffusione di virus, attraverso i quali guadagneranno più soldi e controlleranno le popolazioni di tutto il mondo.

Sembra un film fantastico, ma riflettendoci non ne sono molto sicuro.

                                                                                                        

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