di Francesca Giannelli
In questo capodanno 2026 incontriamo Massimo Mangia, attore leccese impegnato con decine di opere teatrali di successo portate sui palcoscenici di tutt’ Italia, mentre sorseggia una tisana calda sul salotto di una pasticceria leccese e guarda con ammirazione un libro di poesie di Dorothy Parker. Lo champagne è d’obbligo con le poesie, mentre l’attore della compagnia “Arte Folle “di Roma ci aiuta a comprendere la bellezza ed il profumo del palcoscenico.
È il primo dell’anno 2026: cosa bolle in pentola caro Massimo nello studio della vostra compagnia?
Stiamo preparando un’opera interessante (Xanax il titolo) che sottolinea la necessità di comunicazione efficace in coppia, onde evitare di vivere situazioni ambigue o pseudo- amori che portano solo sofferenza e relazioni parallele.
Quale messaggio volete inviare agli spettatori con quest’ ultimo lavoro teatrale?
Quello dell’attore è un ruolo generoso, non da individualista. Bisogna essere sempre in armonia col gruppo, col gioco di squadra. È necessario dare la giusta battuta per permettere ai compagni un adeguato aggancio. Anche la comunicazione non verbale deve essere efficace, muovendosi in maniera coordinata e consequenziale con tutti. Basti pensare alla scenografia, ai costumi, anche questi devono avere le sfumature ed i colori giusti. I costumisti lo sanno bene sottolineando l’importanza della “palette dei colori“.
Quando hai cominciato a recitare?
Nel 2008 a 35 anni dopo aver esercitato per anni la voce e la memoria sin dalla scuola dell’infanzia, quasi per caso sono stato messo in contatto con un’associazione teatrale, Marte 2010, con sede nella zona Laurentina di Roma presso il Teatro Pasquale De Angelis. Grazie al regista Riccardo Monitillo di Roma ho incominciato a livello professionale rinforzando la qualità della dizione con corsi e master, utilizzando esercizi di diaframma e giochi di movimento di gruppo “a schiera”. Dopo quasi un anno accademico di esercizio teatrale abbiamo presentato il nostro spettacolo.
Dunque è una passione quella per il teatro di antica data per te?
Sì, sin da piccolo, sin dalle scuole primarie ho avuto grande soddisfazione nell’interpretare parti differenti rappresentando vari personaggi, usare i travestimenti, portare sé stessi nell’anima di più personalità. Ho avuto sempre un’ottima memoria di lavoro ed imparavo con facilità poesie e brani da leggere davanti a tutti.
Ti vediamo oggi con i libri, romanzi e poesie della famosa giornalista scrittrice hollywoodiana degli anni d’oro americani, Dorothy Parker sotto braccio: sono nuove letture?
Sto studiando nuove prospettive letterarie in effetti ripercorrendo i tempi che furono della Hollywood brillante e ricca, che presenteremo a livello radiofonico a Radio Porta Lecce tra non molto, dove sono stato spesso ospite soprattutto in puntate dedicate ai gialli e produzioni teatrali.
Qual è lo stato d’animo con cui scegli le tue opere da rappresentare in teatro?
Un primo filtro lavorando in gruppo nella nostra compagnia “Arte Folle “ a Roma è quello di “commedia a due“, scegliendo elementi di scrittura, testi molto divertenti, con un messaggio sottostante di sentimenti, umano . Sentimenti solidi che devono colpire interesse, attenzioni e cuore degli spettatori. Stiamo affrontando le problematiche di coppia: ad esempio nell’ultima commedia tragicomica lei la protagonista appare depressa, lui ansioso cronico, sono Laura e Daniel che lavorano per una casa editrice. Due lavoratori sposati e con figli, ma frustrati perché scontenti del proprio lavoro e della propria vita sentimentale. Un caporedattore giornalista che deve pubblicare un libro di interviste, apparentemente ammirato, uomo di successo e dinamico. In realtà un uomo fallito a livello interiore con la consapevolezza che da più di un anno la propria compagna non solo non lo ama più, ma lo tradisce anche. Si incontreranno in un ascensore e noi ci chiediamo sorridendo se Massimo saprà i cambiamenti effettuati dal legislatore e le leggi riguardanti gli atti in ascensore ed in luogo pubblico e non. Ma non sveliamo niente di più per non rovinare la sorpresa che uscirà tra qualche mese a Roma e poi sarà proposta anche qui nel Salento in tour.
Quale sentimento ed emozioni ti portano a scegliere i personaggi più adatti a te nella recitazione teatrale?
Ho sempre interpretato personaggi che in parte a livello di personalità mi assomigliano un po’ nel carattere. Personaggi veramente cattivi o malefici non mi sono stati ancora assegnati forse perché sono lontani dal mio essere. Ho vinto un Premio, una targa a Roma come migliore attore non protagonista con il personaggio Dott.Cajus di Falstaff e le allegre comari di Windows in cui interpretavo la parte di un medico arrogante e vanitoso.
Quanto tempo impiegate a preparare un’opera teatrale?
Considerando che io e Daniela, la collega attrice, in realtà facciamo il mestiere di attori come hobby avendo un lavoro di base quotidiano, in base agli impegni lavorativi di solito impieghiamo circa tre- quattro mesi per preparare un ‘opera completa per lo spettacolo.
Con quale empatia ti approcci al personaggio da interpretare?
Bisogna essere un po’ psicologi, studiare il carattere del personaggio da interpretare e conoscere le caratteristiche sociali, economiche e introspettive. A volte durante le esercitazioni alcuni registi ci facevano esercitare “equiparando i personaggi con gli animali“ riproponendo la camminata, le abitudini, i tics.
Per quale opera hai provato più simpatia ed empatia e sentimenti più forti?
Sicuramente per “Piccoli crimini coniugali “perché è un giallo molto forte, con tanti dubbi nel thriller, il ruolo maschile nonostante il suo essere un narcisista manipolatore alla fine si rivela in tutta la sua umanità e il suo romanticismo e amore verso la moglie.
Dove sono i rischi e quando ci sono problemi nella costruzione di un’opera o di un personaggio?
Purtroppo avere a che fare con registi senza idee ben precise senza una progettualità e senza idee chiare, mette in crisi gli attori. La regia è fondamentale come il comandante di una nave.
È una “droga” quella del profumo del palcoscenico e dell’arte del recitare?
Sicuramente sentire l’adrenalina dell’ansia del palcoscenico è una sorta di droga, di dipendenza. L’ adrenalina fa dimenticare di sé stessi e dei propri problemi. Gigi Proietti diceva che quando saliva sul palcoscenico passavano tutti i dolori!


