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mercoledì, Marzo 11, 2026

La valorizzazione del Teatro romano: figlio di un dio minore

Da Leggere

Rossella Barletta
Rossella Barletta
Rossella Barletta, esperta di storia locale, da oltre quarant’anni indaga sul patrimonio storico, folklorico, antropologico, artigianale, gastronomico del Salento. Negli ultimi tempi il suo interesse precipuo è rivolto al recupero del lessico dialettale e gergale, prima che cada nell’oblio, coi suoi risvolti umani, sociali e storici. Tantissime le sue pubblicazioni, che possono essere consultate su www.rossellabarletta.it o sul sito edizionigrifo.it.

 

Per dare continuità alle osservazioni e alle considerazioni riguardanti la sistemazione degli scavi di via Alvino a Lecce, a fronte dell’abbandono in cui versano altri scavi poco distanti, situati in piazzetta S. Castromediano, ho voluto sincerarmi sui lavori di restauro del Teatro romano.

Forse perché in posizione nascosta, quest’altra testimonianza storica è sempre stata considerata di importanza secondaria, nonostante la sua pregevole ambientazione e il medesimo periodo di origine (I-II secolo d.C.).

«Della romanità di Lupiae si conservano molti segni, ma il monumento più cospicuo – scriveva Giovanna delli Ponti, direttrice del Museo Archeologico “S. Castromediano” – è rappresentato dal Teatro romano, situato fra i giardini […] non lontano dall’Anfiteatro. Questo era destinato agli spettacoli più graditi alla gioventù, mentre il Teatro, certamente fu frequentato dal pubblico lupiense di cultura improntata a gusti ellenici».

Queste ed altre informazioni furono riprese nel “Quaderno di documentazione 7”, editato nel 1980 dall’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Lecce, appositamente dedicato al citato monumento verso il quale l’architetto Gianni Francia aveva realizzato uno studio per il recupero e la riutilizzazione.

Ben 45 anni sono passati da quell’accorato invito! Nel corso di questi decenni, il luogo ha funzionato in modo sporadico e altalenante ossia in assenza assoluta di una programmazione gestionale che, tra l’altro, avrebbe sopperito all’assenza di quell’altro luogo di spettacolo rappresentato dall’anfiteatro, chiuso alla fruizione pubblica per restauri.

Ricordo che in quest’ultimo, gli enti turistici cittadini esistenti qualche decennio addietro, hanno organizzato cicli stagionali di spettacoli di genere diverso: classici per l’Ente Provinciale per il Turismo; contemporanei e rivolti ad un pubblico più vasto e poliedrico per l’anzidetta Azienda di Promozione Turistica. Un pienone in entrambi i casi!!!

Esponenti politici diversamente identificabili in bianchi, rossi, fiammeggiati, pentastellati… all’opposizione, alla coalizione…venditori di parole e di illusioni, non hanno l’abitudine di girovagare per la città per curiosare e soffermarsi dinanzi ai monumenti cantierizzati e leggere i cartelli apposti all’ingresso degli stessi, per controllare che siano rispettate le date dell’operatività.

Nel caso di quello apposto al cantiere del Teatro in questione, benché imbrattato, si riesce a leggere le date di inizio (10/11/2023) e 365 giorni dopo, quelle di consegna che, naturalmente, sono state ampiamente disattese. Sollevare eventualmente la questione con l’attuale amministrazione comunale, nel pieno delle sue funzioni dal giugno 2024, è fuori luogo perché, come in altre circostanze, darebbe la colpa di inadempienza a quella precedente. È successo a chi scrive dopo avere segnalato l’indecenza dei bagni di pertinenza del Parco di Belloluogo. Altra spina nel fianco…mai tolta per negligenza e disinteresse.

Chi poi, tra i politici o i tanti che fanno politica, volesse approfondire le ragioni del fermo, non ha che l’imbarazzo della scelta; può rivolgersi agli enti e ai tecnici riportati sul cartello. Almeno per capire!!!

Inutile dire che, in altre città d’Italia, una struttura così, al netto della sua importanza storica, sarebbe una presenza graditissima e si troverebbe il modo di farla funzionare, perché diventerebbe un’opportunità per offrire momenti di intrattenimento indirizzati alla collettività.

Ecco allora una proposta scaturita dopo la lettura dell’interessante La Provincia di Lecce del 7 luglio 1946.

All’interno dell’amministrazione comunale era attivo l’Ufficio d’Arte che svolgeva una funzione ben precisa: si interessava degli interventi edilizi rabberciati, controllava che non si costruisse senza tenere conto dell’estetica; era attenta che si effettuasse un intervento decoroso e quanto più armonico possibile, specialmente se, sui ruderi di costruzioni preesistenti, avvenissero distrazioni fuori dai canoni. L’Ufficio provvedeva all’attuazione dei citati propositi. Che non erano, evidentemente, soltanto di ordine pratico, ma di natura morale e richiamavano sentimenti di senso civico, eccetera eccetera.

Non sarebbe male un ripristino. Ci pensino i politici di turno. Purché non si faccia come il servizio assolto dalle guardie municipali in bicicletta, viste e non viste, ascoltate e disperse come i palloni che si librano nel cielo.



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