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mercoledì, Marzo 11, 2026

Sistemazione di piazza sant’Oronzo e abbandono degli scavi di piazzetta S. Castromediano

Da Leggere

Rossella Barletta
Rossella Barletta
Rossella Barletta, esperta di storia locale, da oltre quarant’anni indaga sul patrimonio storico, folklorico, antropologico, artigianale, gastronomico del Salento. Negli ultimi tempi il suo interesse precipuo è rivolto al recupero del lessico dialettale e gergale, prima che cada nell’oblio, coi suoi risvolti umani, sociali e storici. Tantissime le sue pubblicazioni, che possono essere consultate su www.rossellabarletta.it o sul sito edizionigrifo.it.

 

A Lecce, chissà per quale motivo, l’iter della gran parte delle scelte urbanistiche, in cui è preponderante o decisivo l’intervento politico, passa da una logicità evidente all’ingarbugliamento. E i comportamenti delle parti in causa, quasi per indole o per puro spirito di contraddizione, appaiono volutamente portati ad aggrovigliare la matassa. A tal punto che si smarrisce il senso, la causa, l’obiettivo. Oppure le soluzioni da adottare sembrano inventate per l’occasione e, quindi, propagandate come se fossero originali e inedite. 

In questo scenario può inserirsi il progetto in corso d’opera, riguardante la valorizzazione dell’anfiteatro romano, al cui interno sono state elaborate – fino ad oggi, salvo ripensamenti –, tre proposte tra le quali si individuerà quella capace di soddisfare le esigenze di tutela, valorizzazione e vivibilità dell’intero sito archeologico che, com’è noto, sta restituendo sorprese di non poco conto.

Intanto, ai lati dello scavo, sono stati previsti camminamenti pedonali trasparenti e adeguatamente illuminati che permetteranno la visione dei rinvenimenti sottostanti. È stato precisato che tali opere – autorizzate dalla Soprintendenza al ramo –, saranno eseguite con modalità non invasive e con sorveglianza archeologica continuativa. Verrebbe da commentare: «E meno male!» o anche: «E però!».

Perché questo sarcasmo? Beh, poco distante dai citati scavi, nella piazzetta S. Castromediano, si trova una sistemazione di pseudo-finestre che, nelle intenzioni dell’ideatore, arch. Andrea Bruno (milanese), dovevano permettere di vedere dall’esterno il risultato degli scavi, effettuati dal 2002 al 2005, ossia diverse testimonianze dell’Età del Ferro, di una necropoli messapica, di un lacus olearius che poteva contenere ottomila litri di olio nonché i resti di una strada, di case e botteghe dell’età imperiale e di tanto altro ancora. In assenza di un sistema di aereazione, la condensa perenne impedisce di guardarvi dentro; l’interno è ormai invaso da piante tipiche dei luoghi ipogei, favorite dall’idoneo microclima creatosi.

L’allora (2017) assessore ai LL.PP. nonché vicesindaco della giunta Poli Bortone, A. Dellli Noci, ammise che il sistema di manutenzione «[…] fino ad oggi non ha dato i suoi frutti […] e che si debba intervenire per trovare una soluzione che possa valorizzare l’area incastonata nel cuore della città a pochi passi dalla Basilica di Santa Croce…». I soliti buoni propositi portati via dal vento!

E, intanto, nessuno si accorge di questa vergognosa incuria? Che, aggiunta alle strutture che fanno a pugni col contesto, sottolinea l’indifferenza verso la storia della città e la sua trasmissione ai cittadini. 

Ora, in merito agli scavi di via Alvino, il consigliere PD Rotundo chiede «[…] un percorso di partecipazione e di confronto pubblico affinché cittadini, associazioni, operatori culturali e categorie economiche possano esprimere osservazioni, proposte e contributi circa le proposte elaborate per la migliore vivibilità del sito».

È un sacrosanto richiamo al confronto democratico per esprimere un’opinione su scelte che coinvolgono la cittadinanza. Nulla da eccepire. E poi? Passato il fervore del momento, tutto tornerà come d’abitudine nel lento scorrere del tempo e dell’indifferenza generale!

Piazzetta S. Castromediano confina con Palazzo Carafa; viene attraversata o costeggiata quotidianamente da assessori e consiglieri di ogni corrente politica. Possibile che ai frequentatori del Palazzo sfugga la presenza di quelle brutte e ingombranti strutture e non infastidisca l’evidente incuria che annulla la funzione della loro presenza…a pochi passi dalla Basilica di Santa Croce?

 

 

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