Incredibile come il fumo, al pari della nebbia, riesca a nascondere ciò che abitualmente ci circonda. Benché entrambi siano ritenuti elementi aeriformi di spessore variabile, la nebbia è ritenuta un fenomeno meteorologico, mentre il fumo ha una provenienza molteplice.
Tra le diverse origini, si annovera perfino la combustione delle candele il cui simbolismo è proprio legato alla fiamma e, materialmente, al fumo sprigionato dal lucignolo e dalla cera insieme.
Quasi mai o proprio per nulla, l’anzidetto fumo è innocuo. Ne sanno qualcosa gli oggetti, le immagini, le statue e tutto ciò che, impercettibilmente, ne viene interessato che, per lo più, ha un’aura di sacro o, a seconda dei casi, è indirizzo di preghiera, di invocazione, di un pensiero che attiene alla sfera immateriale.
Per lunghissimi decenni, l’azione lenta, seppure costante, del fumo dei ceri accesi nella chiesetta dell’ex Collegio Argento (attuale sede del Polo Biblio-Museale situato nel Museo “Sigismondo Castromediano” di Lecce), ha annerito e mal ridotto le 14 stazioni della Via Crucis, eseguite in cartapesta ad altorilievo agli inizi del ‘900, da Raffaele Caretta (1871-1950), ritenuto tra i maggiori rappresentanti del citato artigianato-artistico leccese. Le sue opere ricevettero prestigiosi riconoscimenti in Italia ed all’estero. Si trovano disseminate a Lecce, nel Salento e in Puglia; per chi volesse conoscerle, sono riportate nei numerosi testi riguardanti la cartapesta leccese.
Oggi, altre mani, abili e sicure nei movimenti nonché nella scelta delle operazioni da eseguire oltre agli ingredienti da applicare, hanno risanato e restituito alla fruibilità pubblica questi autentici capolavori artistici che, fino a qualche tempo addietro, poiché erano posti in alto sulle pareti della chiesetta richiamata, nessuno riusciva a vedere.
La restauratrice, responsabile del laboratorio omonimo situato nella sede di viale Gallipoli, già nota per altri importanti interventi come le “Porte di Rudiae”, risponde al nome di Mary Coppola. Attraverso un meticoloso lavoro di pulitura – per nulla semplice per via dei non pochi e ricchi panneggi e dei diversi piani delle scene in cui sono incastonati i personaggi raffigurati nelle diverse stazioni – ha riportato all’origine le cromie delle composizioni figurative che sono di una bellezza struggente e di una toccante espressività. Oltre alla pulitura, è intervenuta a consolidare i cedimenti della carta, dovuti al tempo, e del compensato di supporto aggredito dai tarli, a “ricucire” gli strappi, a riattaccare i frammenti staccatisi per longevità, a rivedere i restauri precedenti, spesso mal riusciti, e così via.
In un periodo difficile, tragico e pericoloso qual è quello che stiamo vivendo per colpa di capi di stato capricciosi e, soprattutto, guerrafondai, avere avuto sotto gli occhi la trasposizione figurativa del dolore umano insieme l’emblema per antonomasia del voltafaccia, Pilato, ha contribuito – ha confessato la restauratrice – di eseguire intimamente la sua “missione” in sintonia col periodo quaresimale, corroborando la riflessione che ha visto contenuta nella manifattura artistica.
Le quattordici stazioni, in occasione delle “Giornate di Primavera” del FAI, saranno presentate al pubblico il prossimo 19 marzo, dalla 17 alle 20, mediante visite guidate.
Un doveroso ringraziamento è rivolto alla Direzione del Polo Biblio-Museale di Lecce che ha creduto e sostenuto l’intera operazione del restauro sia delle 14 stazioni sia della chiesetta di prossima conclusione.
Non si perda l’occasione di vedere questi “gioielli” del patrimonio storico-artistico locale!


