Incredibile come nella città di Lecce interventi di ripristino pubblico si rinnovino nel tempo e nello stesso luogo i quali, se vanno interpretati come un segno di (necessario) adeguamento urbanistico, non chiariscono pienamente gli obiettivi da raggiungere. Sono di questi giorni i lavori riguardanti il marciapiede di Viale Lo Re al fine di renderlo più decoroso e pedonabile con l’azzeramento d’un colpo dei parcheggi, più sicuro per la mobilità sostenibile col ripristino della pista ciclabile.
È un modo per invitare i leccesi a lasciare l’auto a casa e di riappropriarsi di questo centralissimo spazio cittadino? È presumibile. Il marciapiede, così rigenerato, invoglierebbe ad una maggiore fruibilità da parte dei pedoni; esso conduce ad attrattività artistico-monumentali da riscoprire e osservare con occhi diversi, come Porta san Biagio, le ville liberty fino a comprendere il Museo “S. Castromediano” che è sempre interessante visitare per conoscere la storia arcaica dei nostri progenitori e dell’attuale territorio salentino, oppure l’anzidetta Porta introduce nei vicoli e tra le presenze architettoniche sacre e profane, le nuove residenze consente di osservare il volto in continuo mutamento dell’affascinante centro storico. Non mi pare che questo sia il fine che si è prefisso l’appaltatore del restyling quando lo ha deliberato. Oppure è stato dato per scontato?
Se è un tacito invito a camminare a piedi (visto il quotidiano caos automobilistico cittadino), ecco allora che, a distanza di 81 anni, un immaginario meccanismo torna indietro e si riavvolge al punto in cui si era interrotto.
Sul settimanale La Provincia di Lecce (fondata da N. Bernardini nel 1895) del 27 maggio 1945, in una nota dal titolo Viale Lo Re si legge quanto segue virgolettato che, quasi certamente, indurrà il lettore contemporaneo a fare considerazioni che, purtroppo, non conosceremo mai. Intanto è un garbato invito ad aderire alla tradizionale passeggiata che, neanche a farlo apposta, è ribadito in un recente articolo, pubblicato da questa testata il 21 maggio dell’anno appena trascorso, a cura di chi scrive. Ecco il vecchio testo:
«Quella parte del viale Lo Re che ha principio da villa Carissimo, oggi Lopez y Royo e finisce al Collegio Argento, è fiancheggiata da due angusti marciapiedi magnificamente alberati. La gente che quotidianamente nelle ore vespertine affolla il viale Lo Re, costituendo questo l’abituale passeggiata tradizionale dei cittadini leccesi, è costretta, nel detto secondo tratto, a scendere dai marciapiedi e a riversarsi nel centro della via, con grave intralcio dell’intenso traffico dei veicoli di ogni specie che ivi transitano a tutte le ore, ma soprattutto con pregiudizio dell’incolumità dei cittadini, ché non sono rari gli incidenti e gli investimenti che la cronaca sovente registra.
Se il marciapiede a sinistra non può essere allargato, quello a destra invece lo può essere convenientemente senza incorrere a spese gravose, né peranco incidere su peculiari interessi privati. Infatti il marciapiede di destra è limitato dai muretti che lo dividono dai giardini antistati ai villini, giardini che hanno uno sfondo sproporzionato alla larghezza del viale. Basterebbe, come abbiamo altre volte ripetutamente osservato e proposto, che quei muriccioli, da cui furono tolte le cancellate, fossero arretrati di un paio di metri, tanto da avere un marciapiede della larghezza di quello di viale Gallipoli, perché l’intera passeggiata ottenesse più ampio respiro».


